Albert Cock Food parte 2

Scritto da , il 2020-08-01, genere etero

Clelia2
Ho deciso di mettermi la stessa mise che ho usato al PArrot. Ma senza gonna e con un reggicalze simile a quello che usano le cameriere, che mettono in evidenza la mia passera. Le tette sono occultate nella giacca anni 20 e rimarranno lì finche sarò io a decidere.
Suona alle 20 in punto. La porta si apre e lui entra in giacchetta e pantaloni di pelle con un mazzo di rose rosse.
Gli vado incontro tutta sorrisi e lascio che mi osservi. Vedo le sue pupille spostarsi verso la mia fica pelosa. Afferro le rose, le porto in salotto dove trovo un vaso. C’è un tavolo apparecchiato, le luci sono soffuse e, nell’aria, si diffonde una musica soft jazz di Charlie Bird Parker. “Là c’è la cucina. Per stasera sarei il mio cameriere personale. Di là troverai dei vassoi e del cibo che mi porterai via via. Per prima cosa, levati le scarpe e servimi l’antipasto”
Lui obbedisce e poi si dirige verso la cucina. Io mi metto seduta e attendo. Ritorna poco dopo, con reverenza depone un po’ di affettati nel mio piatto. Inizio a mangiare e lo osservo. Quei muscoli, il suo corpo asciutto, il pacco che preme nei suoi pantaloni. Finisco con calma, assaporando ogni singolo boccone e osservando Albert che, paziente, attende mie istruzioni “Ora” dico porgendogli il vassoio vuoto “Vai in cucina e torni con il primo, ma senza giacchetta”
Lui si allontana e torna poco dopo con quel fisico perfetto, come la statua di un giovane Dio greco. Davanti a me il piatto di fusilli al pesto che ho preparato in precedenza. Chissà com’è vederlo addosso a quei muscoli e mangiarli leccando il pesto sul suo petto, sui capezzoli, la sua pancia e, più giù.. Ho un fremito, forse intuisce le mie fantasticherie?
Ed ecco che arriva il momento di servire il secondo e lui che arriva con il roast beff in boxer blu con elastico azzurro “Dimmi Albert: cosa ti aspetti da questa sera?”
“Quello che la mia lady desidera”
“E tu cosa vorresti?”
“Essere vostro servo”
Gli restituisco il piatto e gli ordino di andare a prendere il cesto della frutta “E torna con l’uccello libero”
E lui ritorna, ancora più bello di un giovane Dio greco, perfetto nelle sue linee, nel suo sguardo, nella possanza del suo sesso, con la punta scoperta e la voglia di…

Albert
E la voglia di strapparle quei cibi dalla bocca, farla sedere sul tavolo e penetrarla come un martello pneumatico fino ad esploderle dentro…

Clelia
Mi alzo “Aspetta qui” vado in bagno. Mi lavo in fretta i denti, colluttorio a litri, profumo di cannella nella mia vagina. Poi torno in salotto dove lui mi sta attendendo. Passo dietro, gli accarezzo le spalle, scendo sulla schiena, fino a quel bel culo sodo, saggiandone la compostezza. Risalgo con le mani lungo i fianchi, tocco il ventre, il petto. Sto attenta a non toccare il suo membro eretto.
Passo davanti a lui, accarezzo meglio i suo pettorali, mi inginocchio davanti a lui, lascio che il suo uccello sfiori le mie labbra. Annuso: odore di colonia. Si è profumato l’uccello. Lo sfioro con le labbra, gli accarezzo le palle “Spero che tu non sia uno che viene subito”

Albert ripensa alla notte prima con Kitty. Ci ha messo un po’ prima di venirle in gola. “No”

Lei stuzzica la punta con la sua lingua, sente Albert tremare.
Poi, le labbra si dischiudono e avvolgono la testa, lo accarezzano, lo succhiano. Lo sento fremere dal desiderio.
Mi alzo e mi siedo sul tavolo che ho usato per la mia cena, apro le gambe e lo invito ad entrare . Obbedisce, lo sguardo nel mio. Entra e comincia a muoversi. Prima incerto poi… Lo sento grosso dentro di me, mi riempie, mi soddisfa. Lui sforza, si morde il labbro, le mani appoggiate ai miei fianchi. Mi scopa ed arrossisce. Mi sento così piena da avvertirlo con la bocca.
E’ resistente il ragazzo, viene in dieci minuti. Lascio che il suo sperma mi riempia la fica, lascio che lui resti dentro di me.
Sorrido, lo bacio d’impeto. Incomincio a slacciarmi il corpetto, se lo è meritato. Lascio libere le tette che rimbalzano davanti a lui. Mi guarda affascinato. Io gli intreccio le gambe dietro la schiena e gli sposto le mani sulle mie tette. Lascio che giochi con i miei capezzoli, che li stuzzichi. Lo sento ancora duro dentro di me. Lui si abbassa verso la mia bocca, mi afferra con le mano la nuca, ricomincia a muoversi. Lo lascio fare “Che ne diresti se ci spostassimo in camera da letto?” gli sussurro all’orecchio

Albert
“Potrei prenderla come un’abitudine” le dico. E’ sdraiata accanto a me, meravigliosamente nuda. Quel gioco mi ha aiutato. Mi ha divertito, ha fatto crescere in me il desiderio per il suo corpo. E, quando è arrivato il momento, ho solo liberato il mio istinto. Ripenso a Kitty e a quello che abbiamo vissuto nella notte. Kitty, un altro pianeta, un altro modo di fare l’amore. Meravigliosa, una piccola ciliegia da mangiare con parsimonia. E poi c’è Clelia, la maturità del sesso, la pienezza delle forme, fresca come l’estate, vogliosa, dalla lingua morbida e la fica calda.
Ora sta giocando con il mio uccello, lo usa come un joystick. Si porta lo sperma alle labbra, lo lecca, poi si gira verso di me, ci baciamo con i nostri umori sulla lingua.
“Hai una ragazza?” chiede lei
Penso a Kitty “Un’amica”
“O una scopamica?”
“Sì” annuisco
“Fammi indovinare: quella ragazza con le treccine piccola e bionda che lavora con te al Parrot?”
“Sì”
“Quante volte lo fate in una settimana?”
“Beh.. Ieri notte è stata la prima volta. Ma non abbiamo realmente scopato” e le racconto del pompino e del risveglio con lei che me lo succhiava come il ciuccio di un infante
“Ah, allora ho avuto il privilegio di scoparti per prima” si mette cavalcioni su di me, s’impala sul mio cazzo e comincia a dimenarsi in un’erotica danza. Rimango lì ad assecondare i suoi gesti, i suoi movimenti, lascio che mi cavalchi con la passione di una cavallerizza su un toro da monta. Non smette neanche quando le vengo dentro. Donna indomabile

Clelia
Ci lasciamo sulla porta che il sole è già alto. Un bacio fugace sulla guancia. La mia fica è ancora umida della sua passione. Il suo cazzo starà ancora bruciando per tutte le volte che l’ho scopato. Alla fine se n’è andato con 300 sacchi nella tasca.
Lo rivedrò ancora e non sarà solo. Sono curioso di vedere cosa salterà fuori da un menage a tre. Io, lui e la sua amica Kitty

=Fine=


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