La badante della porta accanto

Scritto da , il 2020-06-27, genere pulp

Fabio si era trasferito in quel palazzo da poche settimane. Era un condominio tranquillo: cinque piani, quattro appartamenti per piano, senza portineria. La gente sembrava tranquilla, tutti si facevano i fatti loro e dato che anche lui era un tipo che se ne stava sulle sue, questa convivente indifferenza con i vicini non gli dava affatto fastidio, anzi.
Dall'appartamento accanto al suo giungevano rumori attutiti: un televisore acceso a un volume ragionevole, una voce di donna che parlava al telefono in una lingua sconosciuta, l'eco di una rara visita. L'agente che gli aveva fatto visitare la casa aveva assicurato che non poteva sperare in un vicino più discreto e quieto: un anziano invalido quasi incapace di parlare, assistito da una badante straniera.
Fabio aveva superato da un pezzo la cinquantina. Per una ragione o per l'altra non si era mai sposato o forse non ne aveva mai avuto l'intenzione. A calmare i desideri che periodicamente lo assalivano non mancavano fugaci compagnie di mezz'ora e la solitudine non gli pesava più di tanto, ci era abituato. Trascorreva il tempo libero facendo interminabili passeggiate verso nessuna meta o prendeva il treno per una destinazione qualsiasi, dalla quale tornava senza ricordare nulla di quello che aveva visto. Leggeva biografie di personaggi famosi ma una volta finito il libro dimenticava tutto e allora iniziava un solitario con uno dei trecento mazzi di carte della sua personale collezione.
Una sera tornò a casa dall'ufficio e salì le scale guardando il notevole culo della donna che lo precedeva verso l'ammezzato. Era una donna ben piantata, i pantaloni stretti fasciavano delle gambe robuste e lunghi capelli ramati scendevano sulla schiena. Si voltò a guardarlo e gli disse buonasera accennando un sorriso. Era sui cinquant'anni, un viso quasi anonimo, un po' tirato, in cui spiccavano i grandi occhi scuri, molto penetranti. Non era una bella donna ma non la si poteva neanche definire brutta: un tipo che da giovane doveva avere avuto qualche ammiratore. Una maglia aderente metteva in risalto due forti seni e, avendo una certa esperienza in materia, da una rapida occhiata Fabio dedusse che quei rigonfiamenti con ogni probabilità erano naturali, non effetto di un reggiseno ingannatore. Si avviarono insieme verso le porte dei due appartamenti vicini e lui capì che lei doveva essere la badante del vicino invalido. Infilarono insieme le chiavi nelle serrature, aprirono e si scambiarono un rapido saluto.
Qualche sera dopo suonarono alla sua porta. Fabio aprì e vide la badante del vicino che gli chiese scusa per il disturbo chiedendogli se potesse prestarle dello zucchero. La condusse in cucina e le diede diverse bustine di zucchero bianco. Profondendosi in ringraziamenti la donna disse che il suo nome era Klementina ma tutti in Italia la chiamavano Tina. Parlava un ottimo italiano e in pochi minuti Fabio seppe che da vent'anni era venuta qui, che aveva due figli rimasti a casa con la nonna, che badava ventiquattro ore al giorno al povero vecchio, tranne un giorno a settimana quando un'amica veniva a darle il cambio. Era un lavoro faticoso e monotono ma poteva mantenere la sua famiglia e sperava che il vecchio potesse andare avanti ancora a lungo.
"Vivi solo ?", gli chiese alla fine.
"Sì."
"Se hai voglia di fare due chiacchiere ... sono sola la sera, lui si addormenta presto e non si sveglia durante la notte. Tu bell'uomo, sai ?"
Gli accarezzò quasi una guancia e dopo averlo ringraziato se ne andò.
La sera dopo venne a restituirgli lo zucchero e Fabio, ancora turbato per il suo atteggiamento della sera prima, disse che non era il caso ma lei aveva portato anche un dolce tipico del suo paese e disse che l'aveva preparato apposta per lui. Poi, prima di andarsene, mentre lui ancora la ringraziava per il pensiero, fece una cosa incredibile e inaspettata: gli mise una mano sulla patta e gli accarezzò a lungo il pube, fissandolo negli occhi con uno sguardo serio che contraddiceva la spensierata provocazione di quel gesto osceno. Fabio rimase senza parole e quando si riprese lei era già uscita per tornare nell'appartamento accanto.
La notte gli rimase un senso di incredulità ma anche di eccitazione. Nessuna donna che non fosse una prostituta si era mai comportata così con lui: che voleva ? Se lo aveva messo nel mirino per adescarlo e sistemarsi avrebbe dovuto tenere un comportamento più sobrio, pensava; se invece era una che andava con tutti e ingannava così la noia dell'assistenza al vecchio, era un altro discorso. O forse arrotondava i guadagni di badante con marchette varie e così poteva mandare più soldi a casa: non sarebbe stata l'unica.
Il nocciolo della questione era: gli piaceva o no ? Il gesto lo aveva eccitato ma lei non era una bellezza, anche se, doveva ammetterlo, non era poi peggio di tante altre che aveva conosciuto.
In ufficio si confidò con il collega Remigio, un tipo che in questioni di donne e avventure sessuali era un grande bugiardo e, convinto che fossero tutti come lui, non gli credette.
"Uhm", commentò, " deve essere una mezza ninfomane. Com'è, bella o brutta ?"
"Così, né bella né brutta", rispose Fabio, chiedendosi che cosa distinguesse una mezza ninfomane da una intera.
"Bè, se non è proprio da vomito, tanto vale cogliere l'occasione. Mio padre diceva sempre: meglio una minestra sciapa che rimanere digiuni."
Proprio quella sera rientrarono insieme, lui dal lavoro, lei da una rapida spesa nei negozi vicini. Fabio allungò le mani e le accarezzò il culo e lo sentì bello sodo.
"Che fai ?" disse lei con rimprovero. "Possono vederci. Aspettami più tardi, quando lui si addormenta ..."
Fabio la attese con ansia ma forse proprio quella sera il vecchio tardò ad addormentarsi. Quando finalmente sentì bussare alla porta (non suonò, come se volesse evitare ogni minimo allarme) se la ritrovò fra le braccia.
Fu il rapporto più travolgente che avesse mai avuto. Non aveva mai conosciuto una donna più calda e infoiata. Il suo corpo, che presto gli svelò ogni suo mistero, era più attraente del viso: il seno era di una quarta abbondante, quasi quinta; i fianchi generosi, le gambe ben scolpite, l'inguine liscio dai corti peli che stavano appena ricrescendo dopo una rasatura. La biancheria intima era di pizzo e quando se la tolse due farfalle tatuate apparvero ai lati della corta peluria. Era bravissima sia con le mani che con la bocca e accolse con un sorriso di compiacimento il risultato del suo doppio lavoro.
"Quanto sei cresciuto !" gli disse. Fabio la penetrò con furia e la sentì fremere sotto di sé con la stessa ansia di godere. Era una cinquantenne tosta e famelica che pareva non saziarsi mai ed eccitarsi ogni volta di più sotto i suoi colpi. Arrivarono insieme e lei gli morse piano un orecchio, sussurrandogli: "Ti è piaciuto ? Vuoi farlo sempre ?"
Rispose di sì ma già l'orgasmo cedeva il posto a un'incipiente tristezza che lei però spezzò con paroline dolci dette mentre con una mano continuava a stuzzicare il pene ormai morbido.

La loro relazione andò avanti per diversi mesi. Praticamente tutti i giorni facevano l'amore non appena lei si liberava del vecchio. Fabio lo vide una sola volta: Tina lo condusse davanti al suo letto tenendolo per mano. Ai suoi occhi si presentò la spettrale visione di un essere non più vivo ma non ancora morto, senza capelli e senza denti, forse vecchissimo o forse reso apparentemente tale dalla malattia. I loro occhi si incontrarono e quelli del malato espressero un terrore incomprensibile e assurdo che spaventò anche Fabio. Un rantolo uscì dalla gola del poveraccio, seguito da un singhiozzo.
"Si è spaventato, non è abituato a vedere estranei", commentò Tina, conducendolo in bagno dove gli fece passare lo spavento con una rapida manipolazione.
Con sua meraviglia, la donna non accettò mai regali in quei mesi.
"Non voglio nulla, lo faccio perchè mi piaci," gli disse una volta, fissandolo con i suoi occhi inquietanti.
Pensò a un futuro con lei: difficile trovarne una che sapesse scopare in quel modo e poi cucinava bene e sapeva accudire un uomo.
Ogni sabato una connazionale massiccia e rossa di capelli veniva a sostituire Tina. Fabio la portava fuori ma lei era più contenta quando tornavano a casa e facevano l'amore. Spiegò che quella smodata voglia di sesso derivava da una lunga astinenza durata anni, da quando si era lasciata con il suo compagno.
Lui non aveva mai avuto una vita sessuale così frenetica e appassionata. L'euforia iniziale cedette il posto a una certa inquietudine ma non sapeva mai dire di no alle sue richieste. Presto sentì una certa spossatezza che lo assaliva d'improvviso. In ufficio era assente e distratto e i colleghi notavano che sembrava invecchiato. Fino a quel momento aveva portato molto bene i suoi anni ma negli ultimi tempi i capelli gli si stavano imbiancando sempre più e il tempo evidentemente gli stava presentando il conto. Le pretese sessuali di Tina erano pressanti e parevano aumentare di giorno in giorno. Quando Fabio, e cominciava a succedere qualche volta di troppo, non riusciva ad accontentarla, la cosa non la scoraggiava ma anzi, con infinita pazienza continuava a masturbarglielo e a leccarglielo finchè non raggiungeva il suo scopo. Iniziò a lavorare di mano e di bocca anche sull'altro versante e la novità ebbe effetti positivi per un poco di tempo ma Fabio presto ebbe paura di non essere ormai in grado di soddisfarla. Lei restava imperturbabile e un eventuale insuccesso non la distoglieva dal tornare alla carica alla prima occasione, magari già nel corso della stessa giornata.
Un giorno Remigio, scrutandolo attentamente gli chiese se fosse stato da un medico di recente.
"Perché ?" chiese a sua volta, inquieto.
"Penso che dovresti andarci, hai un'aria molto stanca e abbattuta."
Pensò che fossero sciocchezze. Certo non era un ragazzino e Tina esigeva troppo da lui ma lo riempiva di attenzioni, ormai curava anche casa sua, gli preparava cibi deliziosi anche se pesanti e in cambio, in fondo, chiedeva solo qualche momento di divertimento, nient'altro: continuava a non accettare regali.
Il vecchio, intanto, stava peggio. Il dottore che veniva ogni settimana a visitarlo disse che non ne avrebbe avuto per molto e che era inutile trasportarlo in ospedale dove al massimo avrebbero prolungato la sua agonia. Tina pianse perchè stava per perdere il lavoro che le era indispensabile per provvedere ai suoi figli lontani, poi si asciugò le lacrime, si slacciò il reggiseno e offrì le belle poppe a Fabio, chiedendogli di consolarla. A giudicare dalle apparenze la preoccupazione per il peggioramento del vecchio accresceva la sua voglia di maschio e Fabio veniva travolto da continue ondate di desiderio che lo lasciavano ogni volta più spossato. Una sera giunse quasi a implorarla di lasciarlo stare, erano nella stanza di lei, a casa del vecchio, e a salvarlo fu una specie di guaito proveniente dalla camera del malato. Tina corse a vedere e tornò con la notizia della morte del suo padrone.
Rimase estraneo ai preparativi del funerale, alle liti tra i parenti del morto, apparsi improvvisamente per spartirsi le sue cose. Era malato, disteso sul letto, con addosso quella che aveva tutta l'aria di essere l'influenza di stagione. Incurante di ciò Tina veniva a distendersi su di lui, insaziabile e vogliosa come non mai, indifferente al fatto che le sue manovre ottenessero un risultato davvero modesto.

Fabio sudava la notte ma la mattina la febbre lo assaliva di nuovo. Incubi spaventosi affollavano i suoi sonni inquieti e frammentari, conoscenti e parenti morti da un pezzo e ai quali non aveva mai rivolto un solo pensiero in tutti quegli anni, gli apparivano all'improvviso e non erano mai visioni piacevoli. Una mattina si svegliò e Tina, con indosso solo una maglietta e lo slip, gli disse che stava guarendo e che gli avrebbe preparato un bel bagno. Cominciò a spogliarlo come un bambino e lo scoprì tutto e Fabio sentì un nuovo vigore, come non provava da tempo, scorrergli per l'inguine. Se lo vide dritto come non gli accadeva da mesi e Tina subito se ne impossessò iniziando una furiosa menata, interrotta solo nei momenti in cui con la lingua gli leccava il prepuzio. Gli sembrava di non averlo mai avuto così lungo e rigido e con crescente sgomento si rese conto che i minuti passavano, Tina continuava imperterrita il suo lavoro ma l'orgasmo non arrivava e la rigidità cominciava a fargli male, non trovando uno sfogo. A un tratto sentì come se in testa gli fossero scoppiati mille frammenti di vetro e l'ultima cosa che vide furono gli occhi penetranti di Tina.

Non poteva muovere la parte sinistra del corpo e anche la lingua si era ritratta. Costretto a vivere tra il letto e la poltrona sapeva che le terapie di riabilitazione non gli avrebbero mai restituito la vita di prima. Tina gli faceva da badante, si era trasferita nel suo appartamento, assunta dai suoi fratelli, lieti di avere risolto rapidamente il problema della sua assistenza. Tina gli sorrideva rassicurante e si assentava solo il sabato quando il suo posto veniva preso dalla grassa connazionale dai capelli rossi. Mandava pacchi e soldi a casa e sembrava molto contenta. Nell'appartamento che era stato del vecchio venne ad abitare un nuovo inquilino, un uomo ancora piuttosto giovane, solo. Tina andò a chiedergli in prestito dello zucchero e non ebbe bisogno di prendere l'iniziativa perchè il nuovo vicino le mise subito le mani sul culo e sulle tette.
Un giorno Tina lo condusse davanti al letto del suo malato. Agli occhi dell'uomo si presentò la spettrale visione di un essere non più vivo ma non ancora morto, dai capelli appiccicati al cranio e un filo di bava che colava sul mento, reso dalla malattia molto più vecchio di quanto non fosse in realtà. I loro occhi si incontrarono e quelli del malato espressero un terrore incomprensibile e assurdo che spaventò anche lui. Un rantolo uscì dalla gola del poveraccio, seguito da un singhiozzo.
"Si è spaventato, non è abituato a vedere estranei", commentò Tina, conducendolo in bagno dove gli fece passare lo spavento con una rapida manipolazione.

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