Il personal trainer di mia figlia – Capitolo 7

Scritto da , il 2020-06-26, genere dominazione

Intanto Monica continuava a raccontare della sua relazione con Bruno:
“…il nostro rapporto è abbastanza aperto: io ho le mie amiche e i miei amici, e lui altrettanto. Immagino possa andare con qualcun'altra… ma so che si tratta solo di sesso, e per me vale la stessa cosa, quando capita ho le mie avventure!”
“Ah?!!! E non sei gelosa?”
“No mamma, nessuno dei due è geloso, viviamo in perfetta armonia. Io e Bruno pensiamo che per tenere viva una relazione ogni tanto sia opportuno avere delle relazioni extra, oppure fare del sesso alternativo, come rapporti a tre o a quattro con altre coppie oppure banalmente attraverso l’impiego di giocattoli erotici che ravvivino e intensifichino il rapporto sessuale”
Non conoscevo questo lato di Monica e non pensavo potesse essere così trasparente nel discutere di cose così intime a 26 anni. Tutto ciò faceva emergere come Bruno potesse sentirsi solo parzialmente in colpa, se non fosse che stava facendo sesso con la sua possibile futura suocera.
“Beh, figlia mia, sono un po’ disorientata, ma…contenti voi!”.
“Tu piuttosto hai 46 anni, sei una gran bella donna, che cosa aspetti a trovarti nuovamente un uomo?”
“Non preoccuparti tesoro, mi sto dando da fare…!”
Merda! Ma che cavolo ho detto…certo che se scoprisse quello che sto combinando con Bruno…
Il resto della giornata trascorse serenamente, a parte il culo che ancora mi bruciava, Bruno e Monica uscirono fino a tarda sera, poi Bruno fece ritorno al suo appartamento. Il giorno successivo fu anonimo, senza alcuna novità, ma sarebbe stato il preludio al grande attesissimo giorno di sesso con Bruno…
Il mattino successivo ci ritrovammo in palestra, cinque ragazzi si stavano già allenando distribuiti tra i vari attrezzi ginnici. Bruno mi accolse con un gran sorriso e mi venne incontro dandomi un bacio sulla guancia.
“Buongiorno Barbara!”
“Buongiorno Bruno!”
“Allora, oggi ti farò sgobbare a dovere e vedrai che sarà una giornata impegnativa, eccitante e piena di sorprese!”
Stavo andando in fibrillazione, pensavo di essere arrivata al culmine dell’emozione finché non si avvicinò ad un orecchio e mi fece schizzare l’eccitazione a mille:
“Ti farò pisciare sborra fino a domani mattina!”
Mi passò la lingua dietro l’orecchio provocandomi i brividi lungo tutta la schiena. Di lì a poco avrei scoperto il programma della giornata. La prima ora trascorse con le attività di routine come da scheda di lavoro poi la prima sorpresa: andammo in una saletta separata dal resto della palestra, all’interno c’era una cyclette diversa dalle altre, la sella era in pelle di forma avvolgente come se ci fosse una mutanda incollata alla bicicletta. Sul portaoggetti in mezzo al manubrio erano presenti diverse pinzette metalliche tutte collegate tra loro con dei cavetti elettrici e un display in cui comparivano i soliti parametri di monitoraggio come la velocità, l’energia consumata o il battito cardiaco.
Bruno mi diede un bacio sulle labbra mentre con la mano controllava lo stato della mia passera: non ci misi molto a bagnarmi!
“Togliti tutto! Devi stare completamente nuda ad eccezione delle scarpe”.
Levai pantaloncini, t-shirt, perizoma e reggipetto. Bruno ci teneva che portassi la biancheria intima in palestra: il reggipetto, perché mostrassi sempre un seno bello gonfio e alto sopra la scollatura, mentre il perizoma, perché spesso esigeva che lo tirassi in alto per metterlo in mostra fin sopra i pantaloncini, insomma voleva che apparissi come una troia anche agli occhi degli altri.
“Intanto, piantati questo dentro la fica…solitamente si mette nel culo, ma con te farò una eccezione!”
Mi consegnò un dildo abbastanza grosso, quasi il doppio di quelli che avevo utilizzato fino a quel momento.
Lo infilai con un po’ di difficoltà dopo averlo ben bagnato con la saliva, mentre Bruno mi guardava compiaciuto e mi spiegava:
“Deve essere bello grosso per aderire bene nelle pareti interne della tua passerona, così quando verrà attraversata dalla corrente la sensazione sarà come dire…avvolgente. Ora siediti sulla sella!”
…’attraversata dalla corrente’…? Con una cinghia, che legò molto stretta, mi bloccò alla sella; con le altre quattro cinghie fissò le mani al manubrio e i piedi ai pedali, vincolandomi a stare seduta sulla cyclette senza la possibilità di potermi slegare da sola a senza poter scendere dalla stessa. Quindi, prese due pinzette metalliche entrambe collegate a dei cavetti elettrici e le applicò a ciascun capezzolo.
“Ahi, ahi!!! cazzo quanto stringe, fa un po’ male!”
Una altra pinzetta la applicò al clitoride: quando rilasciò la pinzetta vidi le stelle da quanto faceva male. Infine prese l’ultimo cavo la cui estremità aveva uno spinotto, tipico di quelli per le cuffie, e facendolo passare sotto la sella opportunamente forata, lo collegò al dildo inserito nella vagina.
“Voglio vederti sudare Barbara! E…cazzo se suderai! Ma adesso, ti spiego come funziona questa speciale cyclette, modificata da un mio amico elettrotecnico, che avrebbe il piacere di vederla in funzione, e un giorno ci organizzeremo perché possa vederti dal vivo con i suoi occhi…Tu devi solo pedalare cercando di dosare le forze per arrivare a completare l’esercizio; il tuo obbiettivo è quello di non scendere al di sotto di una certa soglia di velocità in un tempo ben definito che poi fisseremo. Non appena la velocità della tua pedalata scende al di sotto di questo limite si attiverà automaticamente una scarica elettrica a impulsi, che percorrerà tutte le parti sensibili del tuo corpo e credimi, ne basta una per capire che sia meglio tenere una velocità costante superiore a quella limite.”
Bruno impostò il conto alla rovescia di venti minuti, mi fece pedalare fino a superare il limite di velocità che sul display era pari a 6.0 in una scala da 0 a 10, e poi accese il dispositivo elettrico a sua volta collegato al sistema di controllo della velocità visualizzata sul display. In fase iniziale la velocità era medio alta, intorno a 8.
Intanto, Bruno mi rivelava il programma della giornata:
“Se non sverrai a ripetizione a suon di scosse elettriche, avrai il mio cazzo per il resto della mattinata. Quindi doccia e ti porto nel mio appartamento dove ci sarà una sorpresa…”
Dopo cinque minuti cominciavo ad avvertire la fatica e ad avere qualche cedimento: la velocità era scesa a 7.1! Ai dieci minuti sentivo le gambe pesanti ed ero già completamente sudata. Ai quindici minuti ero scesa pericolosamente a 6.3: solo cinque minuti e sarebbe finita. Quando mancavano quattro minuti la velocità era 6.2. Ai tre minuti oscillava intorno a 6.1 con qualche minimo di 6.0: ero in caduta libera, non ce la facevo più! Le gambe stavano diventando due pezzi di legno. Allo scoccare degli ultimi due minuti ricevetti una scossa elettrica che mi attraverso in tutto il corpo: una sensazione intensa, improvvisa e incredibilmente dolorosa come mai avevo provato. Mi sentivo i capezzoli e il clitoride come se avessero infilato degli spilli, così anche la passera che mi sembrava prendesse fuoco. La prima cosa che feci fu quella di guardarmi allo specchio: l’espressione era tipica di quella che riceve una secchiata di acqua fredda e tira fuori gli occhi dalle orbite.
Bruno aveva ragione perché resistetti altri due minuti senza subire scariche, quindi disattivò il dispositivo e scollegò ad uno ad uno tutti i cavetti, staccando le pinzette sempre con molta lentezza, come per gustare la mia sofferenza nel momento in cui le estremità acuminate delle clip si staccavano dalla pelle. Inevitabilmente, aprivo la bocca come per gridare e soffocavo l’urlo di dolore, ancora una volta affinché nessuno mi potesse sentire. Scesi dalla bici e rimossi subito l’enorme dildo che avevo piantato nella passera e che mi costringeva a tenere le gambe leggermente divaricate; impiegai qualche minuto prima di riuscire a camminare. Gocciolavo di sudore ma la situazione aveva prodotto in me una notevole eccitazione perché la mia fica era un lago.
“Ti sei meritata il mio cazzone, mettiti a pecora troia!”
Bruno, che fino ad allora era in tenuta ginnica con t-shirt e scarpe da tennis, abbassò i pantaloncini e iniziò a penetrarmi. Inizialmente cominciò a penetrarmi solo con la cappella.
“Uh, così mi fai morire! Ti prego, Signore, dammene di più!”
“Zitta! Decido io come sbatterti! Ora mi va di darti solo la cappella…lo so che ti prude e che vorresti sentirlo tutto! Lo avrai, ma prima devi desiderarlo ardentemente”
Ogni tanto affondava fino a togliermi il fiato, ma poi usciva di nuovo sfregando la cappella nelle mie labbra! Cazzo quanto lo desideravo tutto fino in profondità. Poi, cominciò ad essere più ritmico facendo delle introduzioni lente fino a metà asta per poi spingerlo con decisione fino a sbattere le palle sulla mia passera.
“Dimmi quanto ti piace Barbara!”
“Tantissimo Signore!”
Sentite queste parole, Bruno estrasse l’uccello completamente.
“…e ne vuoi ancora, troia? Chiedilo, dimmelo che sei la mia puttana!”
“Ne voglio ancora, ti prego, dammelo Signore. Sono la tua puttana!”
A quel punto riprese e scoparmi più forte: il ritmo era aumentato e Bruno entrava dentro di me sempre in profondità sbattendo energicamente le sue cosce sulle mie natiche. Che goduria! finalmente la scopata che desideravo da fin troppo tempo. Successivamente, dopo quel ritmo forsennato che aveva continuato a farmi sciogliere nel sudore, Bruno si staccò da me, levando il suo membro e infilando dentro quattro dita. Rigirò la mano facendomi schizzare oscenamente. Quindi, ficcò la sua mano ancora sgocciolante nella mia bocca costringendomi a leccarla e ripulirla di tutti i miei umori, poi riprese a scoparmi con lo stesso vigore. Continuò letteralmente a sbattermi finché non mi fece girare per scoparmi in piedi; Bruno aveva delle braccia robuste con le quali mi sollevava e mi abbassava facendomi impalare sul suo cazzo. Dopo una breve sessione in piedi si sedette su una sedia e senza far uscire il suo membro continuai a scoparlo facendo degli squat che mi stavano sfiancando le gambe.
La mia eccitazione era alle stelle, non avevo più il controllo di me stessa e ormai la vergogna della mia sottomissione e delle umiliazioni subite era stata spazzata via dalla enorme voglia di godere che mi aveva travolto. Infatti pisciavo letteralmente il mio piacere impalata sul totem di Bruno quando anche lui venne dentro di me. Fantastico! Ero in estasi e lui lo sapeva…e in quel momento ricordai le sue parole nell’atrio della palestra ‘Ti farò pisciare sborra fino a domani mattina!’. Non sarei riuscita ad arrivare alla sera con quel ritmo forsennato!
Ci facemmo una doccia quindi lasciammo la palestra nelle mani dell’amico istruttore di Bruno e andammo a mangiare qualcosa. Saliti in macchina ebbi l’ulteriore conferma di quanto Bruno fosse maiale:
“Nel mentre che cerco un posto dove poter mangiare un boccone, succhiami il cazzo e fammelo indurire nuovamente. Sono sicuro che non avrai difficoltà, sei una pompinara nata!”
“Si, Signore!”
Mi sentivo stranamente orgogliosa di essere definita come “pompinara nata”, così mi chinai verso la sua patta sotto il volante e iniziai il mio sapiente lavoro di bocca. Fortunatamente l’auto era un fuoristrada con vetri oscurati e nessuno ci poteva vedere. Quando trovò una trattoria e parcheggio l’auto mi fece staccare dal suo membro; avevo la bocca impastata del suo liquido preseminale.
“Quanto sei troia, Barbara! La serata sarà lunga e, come anticipato con qualche sorpresa: dopo pranzo andiamo nel mio appartamento in città.”
Continua….
(Per eventuali commenti o suggerimenti contattatemi su )

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