Aperta a te

Scritto da , il 2020-05-22, genere etero

APERTA A TE
Di fenice

Appena Boris il mio padrone mi sussurra:
«Cagna, stenditi sul divano, che ti apro la FICA.»
Inizio a bagnarmi. Lui si assicura che sia comoda. Sono stesa sulla schiena, la testa appoggiata sul cuscino, le cosce divaricate, le ginocchia leggermente flesse. Ho le braccia rilassate ai lati del corpo, mentre i miei seni vivono questa gioia in uno stato di estrema eccitazione. Il petto mi si colora di rosso per l’afflusso sanguigno dell’eccitazione. So che lo farà con accortezza ma nei suoi occhi, fissi sui miei, sul suo sorriso appena accennato, colgo scintille ed espressione perversa. Ne sono felice perché è così che desidero sia il mio Padrone nel mio nido misterioso anche a me stessa. Osservo, ipnotizzata, la sua mano destra, poi il mio sguardo si posa sulla sinistra che la lubrifica. Avverto quanto per lui sia, come un rito, la preparazione. La sua mano destra, umida di lubrificante, mi sembra ancora più bella, le vene che la irrorano di sangue e la fanno cogliere ai miei occhi ancora più grande di quel che non sia, incredibilmente bella. È la mano di un intellettuale ma che non fatico ad immaginare a suo agio anche nell’utilizzo di un attrezzo agricolo. Lui lo sa quanto mi ecciti osservare quando la stringe a pugno per farmi già immaginare che cosa accadrà di lì a poco. Gli guardo il pugno, incredula che la mia intimità lo possa ospitare, tutta dentro di me fin oltre il polso di sei o sette centimetri. No non è possibile che mi dilati tanto, penso. Poi Boris mi offre il tubetto del lubrificante e mi ordina di spalmarglielo bene anche tra le dita sul palmo e sul dorso fin oltre il polso. La sua mano è già lubrificata ma lui vuole che ripeta il rito. Ha le unghie tagliate cortissime
«Basta così mi bisbiglia.»
Vedo la sua mano imitare il becco di un uccello: Dita accostate e pollice a premere sul palmo. Socchiudo gli occhi, il cuore lo sento in gola. Mi ordina di lubrificarmi mentre le osservo ancora la mano. Lo faccio, mi inzuppo vagina e piccole labbra di quella sostanza scivolosa. Nel farlo ho un orgasmo. Per lui è normale che l’abbia raggiunto. Sorride eccitato. Si guarda la mano prima di approssimarla all’imboccatura della mia FICA. Mi ordina di socchiudere gli occhi. Desidera che non guardi mentre mi penetra. Vuole essere lui a descrivermi le varie fasi della penetrazione. Guardo il suo cazzo, eretto, che non mi penetrerà, che rimarrà un surrogato di qualcosa di più voluminoso. Vedo che dal glande si sta per staccare una goccia di liquido trasparente. Chiudo gli occhi. Mi sussurra “rilassati”. Sono alla sua mercé, le cosce divaricate, nella mia vagina la mescolanza dei miei umori lubrificanti con quelli artificiali.
Inizia ad aprirsi la strada dentro di me. Le Sue dita sono decise, incredibilmente sicure.
«Quattro dita sono entrate», mormora.
Avverto il suo respiro caldo.
«Rilassati, sto per fare passare le nocche» mi dice.
Un calore mi sale al viso e al petto. Quanto mi sento vacca, adesso, una irrecuperabile maiala. Gemo, ansimo, le mie mammelle, i capezzoli s’induriscono, avverto un po’ di dolore. Dolore e piacere si mescolano, mi entrano nel cervello come veli di seta e juta grezza. Lui spinge ancora, mi dilato, le nocche, le nocche, le nocche… sì sono entrate. Mi abbandono al piacere. Inarco la schiena. Lui è giunto al capolinea. Fa il pugno nella mia vagina, il dorso delle dita a premere sulla mia cervice. Io nuoto in un mare di beatitudine mentre lui indurisce il pugno nella mia intimità profanata e dilatata. Mi appoggio sui gomiti, guardo ciò che accade fra le mie gambe. La sua mano è in me fin oltre il polso. Sento che la rigira lentamente, è maestro anche in quello. Il mio bacino inizia a muoversi come cooperante della sua mano. Mano e bacino danzano un lento, voluttuoso, inebriante movimento. Gli accarezzo le spalle, i capelli, la schiena. Ogni mio gesto parla di appartenenza, adorazione, libidine, lussuria, carnalità.
Pronuncio parole sconnesse, emozione senza limiti, gemo come un lamento di goduria. Piacere che genera piacere. Sono ebbra di lui al punto di avere il desiderio di morderlo a sangue.
Si solleva dal mio corpo, si distacca. Mi vede meglio così, può osservare il mio viso, i miei occhi, i movimenti di tutto il mio corpo. Da quella posizione le spinte sono più forti, troppo forti. Pugno vagina utero. Lui sente sulla sua mano il mio piacere. Lo vede nei miei occhi. Mi ordina di alzare le cosce e portarle verso il mio petto. Sentendomi così aperta ed esposta, ho un attimo di pudore e timore. Ho la sensazione di essere sfondata, di non potere più richiudermi. Mi sono richiusa, però!
Ricordo che un po’ tempo fa, non tantissimo in termini di tempo (3-4 mesi), ma ricco di tante di quelle emozioni che mi sembra una vita, il mio Padrone mi mandò in visione una foto scaricata da un sito internet. Voleva la guardassi. Una donna stesa su un tavolo, la mano di un uomo penetrata nella sua FICA e quella di un altro uomo che la fistava nel CULO. Ora mi chiedo: Riuscirò anch’io a vivere un’esperienza così? Due fisting insieme?
Il desiderio di provare mi assilla, e non mi lascerà fino a che non avrò provato.
Fenice

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