Una famiglia in quarantena

Scritto da , il 2020-05-22, genere incesti

Da tempo mi spiava e si toccava guardandomi mentre fingevo d'essere ignara di tutto e mi masturbavo a letto. Avrei potuto condurlo prima in questo sentiero, ma doveva essere lui ad imboccarlo. Nulla mi avrebbe indotto ad oltrepassare i vincoli del mio ruolo di madre se non la sua decisa e libera volontà.
E alla fine accadde tutto, in uno dei soliti pomeriggi di questa noiosa quarantena da me trascorsi nel trastullo delle lenzuola. Inaspettatamente lo vidi piombare dentro camera. Di scatto chiusi le cosce e stupii: "Flavio... amore di mamma...". Poi vidi alle sue spalle la sorella sghignazzare e farmi l'ok, così colsi l'occasione e le riaprii mostrandogli la mia figa.
Gli occhi di mio figlio eran carichi di inquietudine, li vedevo palpitare di terrore e desiderio, chiedevano di superare ogni limite. Quel bel diciottenne tremava di libidine, era sconvolto da sé stesso e inconsapevole di ciò che stava vivendo. Con maggiore chiarezza parlava quel pungolo roccioso che sporgeva fuori dalle sue mutande, slanciato e saldo. Ne scorsi la pelle più scura di quella del resto del corpo, la punta acuminata, scintillante d'un rosa acceso e così odorosa ed aspra.
Affrontai il suo silenzio spingendomi sul bordo del letto. Distesi le braccia e lo portai sulle lenzuola già disfatte, sciogliendo ogni sua remora con un bacio carico di saliva. Pochi attimi ed il suo cuore battè in tumulto contro il mio seno.
Ogni apprensione lasciò il posto ad una impudica risoluzione. Si sistemò con decisione e fu dentro di me. S'incastonò tra le mie cosce. Dimentico di ogni pensiero, precipitò nel mio dirupo e fu indomabile.
Colpi ininterrotti mi scuotevano. Fui sua, mugghiando, ululando, straziandomi in gemiti e sospiri. Si afferrava a me, alle mie braccia, ai miei seni, ai miei fianchi ed io scalpitavo senza sottrarmi alla sua furia. Si donò a me con raffiche violente, a tratti precipitose e irregolari, di rado ondose. Con tanta foga fu facile per me raggiungere la sommità del piacere. Vissi più volte intense vertigini, patii burrascosi capogiri di gioia mentre lui non si placava.
I nostri corpi si amalgamarono indisciplinati, si schiacciavano, si comprimevano. Ci confondemmo, ci incrociammo con direzioni incontrollate, mutevoli.
Sino a quando cominciai ad avvertire il suo fragore, alto e via via crescente. "Godi!", gli sussurrai stringendolo sui miei seni con le ginocchia ben alte attorno al suo busto, e fu tutto mio il suo caldo e schiumoso flutto. In quella sborra annegai felicemente ogni tensione.
Lo tenni stretto a me. Sentivo il suo respiro quietarsi lentamente, le membra infiacchirsi i nervi sfibrarsi. Parve troppo sfinito per dire anche solo una parola e restammo abbracciati a lungo prima che, abbandonando il mio sesso, gagnolò cuccioloso e preoccupato: "io... io... che ti ho fatto...". Fissai i suoi occhi ora assopiti e dolci e lo tranquillizzai: "Mi hai fatto quello che dovevi farmi".
"Sei mia madre e se papà... oh che casino che ho fatto".
"Tuo padre? Non ti accorgi che tutto è cambiato tra noi?".
"Non vi amate più?".
"Oh certo che ci amiamo, ma tutto è cambiato tra noi, tra me e te, tra lui e tua sorella...".
"Che dici...".
Lo lasciai sprofondare nei suoi pensieri e darsi da solo la risposta.


Sì il candore di mia figlia da giorni aveva assunto qualcosa di sinistro. I suoi sguardi al padre non erano più gli stessi. Non scomparvero del tutto quei lineamenti innocenti, non perse mai il suo fascino pulito. Tuttavia la sua pelle brillava d'una strana agitazione, sembrava lucida d'una sorta di vapore d'inquietudine. Le parlai, come solo io sapevo farle, e confessò tutto senza remore, attribuendo quegli strani pensieri ad un distorto senso della realtà dovuto al fatto che da più di due mesi era chiusa in casa con un unico uomo sempre davanti, il padre. "Sarà la pandemia sì... anche tuo fratello ho scoperto che... che mi spia... e la cosa mi eccita sai?".
"Flavio ti spia?".
"Sì!".
"E tu ti masturbi?".
"Mentre lui mi spia... sì".
Restò palesemente esterrefatta ed io provai a tranquillizzarla. Le giurai d'aiutarla... e l'aiutai.


"Hai visto Roberta come si è fatta bella?", aprì il discorso con mio marito alle prime ore di un mattino qualsiasi.
Carlo sembrò raggelarsi poi fece: "Certo ma...".
"Ma?".
"Deve ancora imparare a controllare i segnali che il suo corpo può lanciare...".
"Suvvia che li conosce benissimo quei segnali...".
"Dici?".
"E' una ventenne come tante, invaghita del suo bel papà...".
Carlo deglutì e stette in silenzio. Continuai io: "E pure il papà la desidera...".
"No, non dire così".
"Perchè? Non è la verità?".
"Sara, non possiamo cadere in certe tentazioni...".
"Io so che anche Flavio mi vuole...".
Mio marito sospirò: "Me ne sono accorto.... Dico che è la quarantena... è questa situazione così assurda che ci annebbia la mente".
"La mente può essere annebbiata dal contesto di reclusione va bene, ma è tua figlia che ti fa drizzare il cazzo...".
Carlo mi guardò. "Dove vuoi arrivare?".
"Sono entrambi maggiorenni e... la cosa rimarrebbe tra le mura di casa...", risposi vaga.
Lui si mostrò pensieroso poi cercò di scrollarsi di dosso ogni responsabilità: "Solo se sarà lei a volermi...".
Si spense così il nostro confronto, ma, una volta in piedi, tenni sempre d'occhio lui e mia figlia, lasciandoli il più possibile soli.


Poche ore dopo, li vidi confabulare sul divano. Ero nascosta dietro in cucina quando mia figlia allungò maliziosamente la mano tra le cosce del padre. Lui sorrise imbarazzato, le carezzò i capelli e lo sentii farfugliare: "Vuoi vederlo?". "Oh papà, lo desidero", strascicò lei mordendosi le labbra.
"E tu cosa mi farai vedere?"
"Tutto...", fremé già spogliandosi della canotta.
"Mamma è di là".
"Guarderà la tv per un pezzo...".
Fu così che si ritrovarono nudi entrambi nel lampò di pochi istanti. Il cazzo del padre era lì per lei, in rapida erezione, con la sua cupola voluminosa e scintillante. La vidi abbracciarlo, zampillante di entusiasmo. Mio marito era più infoiato di lei.
Roberta fece appena in tempo a schiudergli il palmo della mano sulla sua schiena liscia e finì trafitta, in piedi, tra le sue braccia, proprio al centro del soggiorno.
Rapido mio marito lanciò le sue sferzate. Lei fremette, lacerata da mille affondi di godimento. Carlo si mosse come funestato da una delirante convulsione e la figlia ribolliva nei suoi tumultuosi orgasmi. Si sollevava col busto, si contorceva, drizzava la spina dorsale, spingeva indietro la testa e la riabbassava di scatto mentre il padre le saccheggiava i seni con la sua bocca cannibale e non la smetteva di scagliarsi col suo cazzo dentro di lei.
La velocità crebbe in un impeto gigantesco. Erano lanciati in un gorgo di lascivia. Roberta sibilava, squittiva, spasimava. Mio marito ruggiva vocalizzi liberi. Me ne compiacqui trovandomi a ridere dopo un nuovo evidente orgasmo di mia figlia.
Continuò così, per pochi istanti ancora. Evidentemente Roberta sentì suo padre cedere e, non so come, trovò la forza per spingerlo via e liberarsi della sua morsa.
Appena fu giù sì fiondò con amorevole cura sul sesso del padre. E brava la mia Roberta, davvero brava. Non poteva farsi venire dentro, non voleva correre alcun rischio.
Guardai gli occhi di mio marito mentre veniva spompinato.
Guardai i suoi occhi. Erano assuefatti ad un senso di sgomento, smarriti in una suprema e spaventevole sensazione di contentezza, chissà se veramente mai provata prima con me. La bocca di Roberta avvolse il suo incandescente desiderio. Lei ciucciò abilissima, fino a quando, con un risucchio letale, mio marito le fracassò guaiolando tutto il suo seme.


Proprio quel pomeriggio, Flavio veniva spinto in camera mia. Se Roberta era stata col padre e se finalmente io avevo potuto prendermi mio figlio, era stato tutto merito della grande complicità esistente tra me e mia figlia. Si sà che i maschi devono sempre essere incalzati!


Da allora la nostra vita in tempo di covid19 sembra una fantasia. C'è poca monotonia, zero stress ed una tacita accettazione del fatto che mio marito ha sempre qualcosa da fare nella cameretta di mia figlia mentre mio figlio è impegnato a tenermi compagnia. Come andranno le cose quando la crisi sarà finita, non lo so. Probabilmente tutto tornerà come prima, ognuno avrà messo la testa in ordine dimenticando certi pensieri, ma per ora tutti ci godiamo questa quarantena.

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