Ballando il tango (capitolo XVIII)

Scritto da , il 2020-05-19, genere prime esperienze

“Alba, sto male. Ho l’influenza”
Questo il tuo messaggio appare sullo schermo del mio telefono alle dieci di sera.
“Non mi sorprende. Ti vesti così leggero in pieno inverno che mi domandavo sempre come facevi a non ammalarti.” – mi scappa, ma subito mi pento - “Hai la febbre?” - aggiungo dispiaciuta.
“Sì, trentanove, ma non ti preoccupare. Passerà. Ti ho scritto per dirti che domani non posso uscire per accompagnarti all’ università. Cerca di organizzarti per tempo.”
“Ok, stai tranquillo. Pensa a te ora. Stai prendendo qualcosa?”
“Sì, un antipiretico.”
“Ok, un bacio e buonanotte.”
“Anche a te … buonanotte.”

Mattino. Il mio primo pensiero va a te. Chissà come avrai passato la notte, se hai ancora la febbre...
Vorrei scriverti ma allo stesso tempo non voglio disturbarti. Magari adesso, sfebbrato, riesci a dormire un po’.
Gioco col telefono tra le mani chiedendomi cosa sia meglio da fare. Non resisto.
“Buongiorno. Come va stamattina?”
“Ciao Alba. Ho ancora la febbre. Mi è scesa stanotte verso le tre, ma ora è risalita. Ho anche la gola in fiamme.”
Faccio per rispondere di nuovo al tuo messaggio, quando mi chiami. Rispondo subito.
“Ascolta, avrei bisogno di qualche spray specifico per la gola. Puoi portarmelo tu?”
“Dove? A casa tua?” - ti chiedo incredula.
“Sì, sì. La mia compagna non c’è purtroppo. È andata ieri ad un convegno e starà fuori tre giorni.”
“Volentieri. Corro.”
“Non serve che me lo porti ora. Stai tranquilla. Dopo lezione, magari.”
“Scherzi? Tu sei più importante di una noiosa lezione.”
Fai per dirmi l’indirizzo, ma ti anticipo con un “lo so già”
Parto in quarta. Prima passo a prelevare una bella somma presso il bancomat, poi in farmacia, e dopo vado in un grande negozio di abbigliamento. Mi dirigo subito nel reparto uomo.
Un maglione a collo alto di cashmere attira la mia attenzione. Il collo e i polsini sono di colore grigio scuro, il resto color panna. Lo tocco con le mani, sento la morbidezza. Mi convinco che è perfetto. Ci abbino un paio di guanti e una sciarpa di colore grigio. Guardo anche il berretto, ma il costo supera la mia disponibilità in contanti, quindi mi fermo qui.
E poi non credo che accetteresti di mettere pure il berretto, non te ne ho mai visto uno in testa da quando ci conosciamo, quindi sono sicura che per te sarebbe un indumento inutile.
Mi faccio fare un pacchetto regalo dalla commessa, la quale infila tutto in un sacchetto enorme. Pago ed esco velocemente. E velocemente parto per venire da te. Faccio la strada quasi di corsa. E mentre corro, mi domando: quante volte ho sognato questo momento?
Un po’ mi vergogno per il mio entusiasmo. Tu stai male e non è il caso di gioire... Eppure non riesco a non provare euforia. Le gambe volano. Il cuore batte forte.
Eccomi. Sono davanti al cancello del tuo giardino. Un giardino enorme circondato da siepi ben curate. Guardo in giro. Respiro profondamente. Chiudo gli occhi. Suono.
Sento la tua voce resa roca dall’influenza:
“E’ aperto.”
Un po’ insicura entro nel giardino, mi guardo intorno. E tutto così ben curato. Un acero senza le foglie, un albero basso di ulivo più in là... Una fontana, con la statua di una donna, circondata da diverse pietre.
C’è una stradina che passa in mezzo al giardino che porta direttamente all’entrata di casa. Ai due lati di essa ci sono tante piante verdi invernali.
Entro senza esitare più di tanto all’ interno. C’è un piccolo corridoio con la porta aperta che immette direttamente in soggiorno. Tu sei lì in piedi.

“Come stai?”
“Ma quanto ci hai messo! - mi dici - pensavo avessi cambiato idea e fossi scappata.”
“Ci vuole ben altro per farmi scappare da te.”
Ti abbraccio. Cerco le labbra ma me le neghi.
“Alba, non voglio che ti ammali anche tu. Adesso piccola, io vado su a cambiarmi. Sono tutto sudato. La febbre è scesa per fortuna.”
“Posso accompagnarti?” - ti chiedo timidamente.
Annuisci. Ti avvii per le scale interamente di legno lucido. Ti seguo camminando in punta di piedi.
La tua casa è così grande. Persino le scale sembrano non finire mai.
“Ecco la mia camera” - mi dici.
Entriamo. La prima cosa che faccio è guardare in giro. Un lettone enorme, con la testiera alta fatta di pelle lavorata. L’armadio di fronte bianco laccato lucido con le ante scorrevoli, due comodini ai lati del letto. Di lato un comò grande, con uno specchio piccolo sopra.
Guardo la cura con cui tutto è stato scelto e disposto. Lo ammiro a bocca aperta.
Il bianco prevale su tutto e fa sembrare ancora più grande l’ambiente, che è già enorme per conto suo. Anche le tende sono bianche. Sembra tutto così candido che persino ho paura di camminarci per non sporcare.
Mi concentro sul lettone. È disfatto solo da un lato, quindi tu dormi da quella parte. E mi immagino io dall’altra. Quante volte ho sognato di fare l’amore con te a casa tua. Sapevo che sarebbe stato solo un sogno, invece eccomi qui, in casa tua, in camera tua solo io e te insieme. Sospiro.
“Ehi, ci sei?” - mi domandi.
Torno in me.
“Ma come mai avete doppi cuscini sul letto? O voi ricchi vi comportate così? Dovete differenziarvi da noi comuni mortali persino con i cuscini?” - domando scherzando, giusto per spezzare il mio silenzio imbarazzante.
“Che scema che sei!” - dici e ridi anche tu.
Giro intorno alla stanza per osservarla meglio, per ammirarla.
“È bellissima la tua casa!” - esclamo meravigliata.
“Grazie, piccola!”
Mi avvicino allo specchio sopra il comò per sistemarmi i capelli.
Una cornicetta, anche essa bianca, attira la mia attenzione. In essa vedo due volti che sorridono, siete tu e lei. Il cuore mi si stringe. Divento tutto d’un tratto seria. Te ne accorgi, mi vieni vicina:
“Puoi spostarti un attimo, Alba? Devo prendere la canottiera per cambiarmi.”
Come sempre non hai incertezze nel parlare, ma una sfumatura nel tuo tono mi fa capire che hai compreso.
Mi sposto senza dire nulla. Sento che frughi nei cassetti. I miei occhi sono rivolti alla finestra. Sono diventata improvvisamente triste.
“Fatto.” - mi dici.
Cerco di trattenere le mie emozioni. Mi giro verso di te con un sorriso forzato. Il mio sguardo si posa sul comò. Hai girato la cornicetta a testa in giù per nasconderla ai miei occhi.
Ma ormai è troppo tardi. Io l’ho già vista. Non riesco a parlare, a nascondere la tristezza, nonostante ciò, cerco di sorridere. Mi sento scema andando contro i miei sentimenti.
Per un attimo ripenso alle parole che dissi tempo fa a Mara: “Lui non promette mai niente. Sono stata io a volermi offrire senza condizioni.”
Non ho mai nascosto ciò che provo, ero convinta di quello che le dissi, lo sono ancora, dovrò fare uno sforzo enorme, ma non mi riesce.
Capisci il mio conflitto. Ora sei a disagio anche tu.
“Scendiamo giù, Alba.” - mi dici.
Annuisco. Ti seguo. In tutto questo non ho mai tolto dalle mani il regalo.
Ci sediamo sul divano. Sorrido in silenzio.
Mi guardi.
“Ma cos’è che hai tra le mani?” - mi chiedi.
“Tieni. È un regalo per te.”
Lo apri.
“Perché Alba? - mi chiedi emozionato – hai speso anche tanto… mannaggia!”
“Perché tu ti vesti poco d’inverno per questo ti sei ammalato. Non ti ho mai visto con un maglione pesante. Io... Io non voglio che tu ti ammali.” – ti dico, quasi sussurrando.
“Sei … sei molto dolce, sai?”
Mi stringi a te. Mi baci. Dimentichi il timore di farmi ammalare. Io mi abbandono al tuo abbraccio, ho bisogno di sentirti per scrollarmi di dosso il senso di malessere che mi è venuto guardando quella foto.

***
N.B. Chiedo scusa a tutti ma, purtroppo, Disqus o Er, mi hanno bloccata e non riesco a rispondere ai vostri commenti. Sappiate che vi leggo con un tuffo al cuore. Non potete immaginare quanto mi fanno piacere le vostre parole. Risponderò ad ognuno di voi appena questa situazione si sblocca. Grazie.

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