Paolo Cap.: VI Il patriarca

Scritto da , il 2020-02-23, genere pulp

L'ho inserito nel genere Pulp, ma potrebbe essere anche dominazione, gay, pissing. E' un po' lungo. Buona lettura
“Padre, … padre, … ecco il ragazzino, … il giovinetto consigliatoci dal Professore … da ospitare, … da avviare e preparare per l’evento, al quale questo pargolo desidera, … brama aderire.”
“Uhhhhhhhmmmm … -osservandolo, mentre con la sinistra si sfregava il volto- ohhhhhhhhf, … a dopo la presentazione per conoscerlo, … ora fattelo sedere davanti a me, … perché, mentre mangia, possa scrutarne i lineamenti del volto, … le mani; … mi appare molto delicato … quasi …”
La signora Carmela, che aveva sollecitato il giovinetto a camminare davanti a sé e ad avvicinarsi al Patriarca, presolo per un braccio, lo sistemò al posto assegnatogli.
“Madre, … quando!” -esordì Cesare indicando il suo arnese-.
“Dopo cena! … dopo la presentazione di questo sbarbatello al Generale, … gli daremo il benvenuto!”
“Dategli da mangiare! … Hai fame ragazzino?”
“Sì!”
“Accomodatevi nei posti che Carmela vi ha assegnato… prima si accumulano energie e poi ci si diverte.” I presenti, alcuni già discinti, compresi il medico e quelli che lo avevano assistito, si sedettero nei posti fissati.
Il signor Nicola era un generale dell’esercito in pensione. Proveniva da una famiglia che per tradizione forniva rampolli all’accademia militare per ufficiali. Si era sposato, subito dopo aver preso il grado di capitano con una ragazza, proveniente da illustre stirpe e a lui riservata dalle rispettive casate. Era stato un matrimonio concordato, che consumò per avere un figlio. In quei tempi si doveva salvaguardare il proseguo della discendenza; ma concepito e avuto l’erede, era libero di dedicarsi al piacere preferito, anche con il consenso della moglie: sodomizzare qualche giovine recluta, che gli veniva assegnata come attendente. All’accademia, essendo di nobile casata, aveva rotto più che farsi sfondare e tra i compagni preferiva sempre quelli un pò femminili, privi di peluria. Pagava, per cui ... Le autorità sapevano e permettevano questi rapporti, poiché li consideravano propedeutici alla formazione dei giovani allievi ufficiali, anzi, spesso li invitavano a sodomizzare, anche con violenza, spiegando che quella pratica, in periodi bellici, sarebbe stata utile, meglio necessaria, per umiliare … demolire … eliminare l’avversario e a loro, in mancanza di consorti, avrebbe giovato dando sfogo alle loro represse libidini. Spesso i superiori stessi organizzavano delle cacce, … delle battute con coscritti ingenui, flemmatici, … stanchi di marce e di fatiche esaltanti la forza brutta del soldato o indirizzate verso ragazzi colti, intelligenti ed istruiti, ma ostili e critici nei confronti del servizio di leva. Costoro, nelle pause da attività o nelle ore notturne, erano afferrati dai compagni, condotti in luoghi appartati e qui stuprati per divenire in seguito mortificati zimbelli e sottomessi svuota-testicoli della compagnia. Spesso ci cascava il morto, ma un comunicato -versione dei fatti- falso metteva a tacere tutto e per il malcapitato al funerale c’era la bandiera, la fanfara e tutta la compagnia.
Da capitano mitigò e ridusse queste usanze, ma chiedeva per sé l’attendente più avvenente e che dall’aspetto fosse un po’ femminile, … diciamo quasi implume; scelta che era effettuata dal sottoufficiale, addetto alle vettovaglie, e dal sanitario. Costoro, già intimi del comandante, non tardarono molto ad individuare una recluta adatta, tramite controllo medico. Era prassi che i nuovi arrivati fossero visitati … e si sa che tale servizio era integrale, … mhhhhhhhhh! Si osservava l’erezione, l’eccitamento, … la velocità a farsi conoscere … e disponibilità. Chi non era idoneo, se lo godevano subito loro, mentre per il prescelto c’era la presentazione e la raccomandazione al comandante; in questo modo, per l’ufficiale era facile chiamare il giovane ed invitarlo, dopo un breve colloquio, a divenire attendente con i benefici economici e sociali nella caserma e nell’abitazione privata del superiore o presso i suoi familiari. Costui, oltre alla manutenzione dell’alloggio, seguiva spesso il superiore anche fuori presidio. Quest’usanza proveniva dall’antichità, per la quale il prescelto doveva accertarsi sempre dei bisogni del superiore, anche fisici, e saperli soddisfare. Per l’allora capitano Nicola avere un soldato per i suoi bisogni era una manna; spesso gli chiedeva di accompagnarlo, pure, in abitazione per essere condiviso con la moglie o con la famiglia.
La disciplina militare la impose anche in casa e presto l’unico figlio fu iscritto all’Accademia, per intraprendere il suo stesso percorso, … iter imboccato comunque anche dal nipote e altresì dal pronipote. Aveva educato i figli a non aver timore del sesso, fin dalla più tenera età, facendoli entrare nel suo letto per osservare, scrutare, essere sedotti e stregati dai suoi amplessi.
Ora da anziano soffriva di incontinenza voluta diurna e, a volte, anche notturna. Era assistito e i suoi desideri erano sempre appagati da inservienti o dal pronipote. Spesso per volontà si bagnava; era il suo modo di godere, come affermava … probabilmente era il desiderio di essere lavato dalle mani del ragazzo.
La nuora, Carmela, aveva accettato di maritarsi con il figlio per i medesimi principi che in quei tempi imperavano nelle famiglie aristocratiche. Per educazione era, fortunatamente, esente da tabù, per cui sin da subito si inserì in quel contesto familiare, imposto dall’allora generale. Non esisteva l’interdizione all’incesto e alla sodomia, per cui si trovò subito a proprio aggio. Spesso era al centro di orge o si preoccupava di fomentarle e alla scomparsa della suocera, crucciata per la salute del suocero e in accordo con il marito, si incaricò di dargli sollievo dalla solitudine in cui si era venuto a trovare, aiutandolo come la sua fantasia gli dettava. La servitù, ben remunerata, per stare in quella abitazione, doveva accettarne le regole, partecipare e tacere. Gli ospiti erano vagliati e scelti spesso tra i militari o tra il corpo docenti delle scuole frequentate dai figli. Per questa ragione conobbero il professore don Mario e mai cercarono altro, se non l’amicizia e la sua disponibilità ad essere presente in alcune feste con qualche ragazzino. Parecchi adolescenti offrirono la loro verginità nei prolungati, libidinosi, carnali riti, imposti dal generale, in cambio di un lauto omaggio.
In quel giorno l’unico ospite era, assieme a Paolo e al professore, il medico, chiamato appositamente dalla matrona per controllare, esaminare e conoscere quel ragazzino, caldamente e ardentemente raccomandato dal docente, bramoso di essere ricoperto di un manto cremoso, caldo, eccitante, lascivo, libidinoso; chiaramente tutti gli sguardi erano rivolti sul piccolo per cercarne nel volto le motivazioni alla sua impudica scelta. Fame, trepidazione, desiderio, bramosia erano palpabili sugli astanti, tanto che alcuni spesso davano con le mani sollievo e aria ai loro bagnati cesari. Si prospettava una serata adeguata alle aspettative che la missiva del Professore aveva suscitato.
“Hai mangiato a sufficienza, … ed è stato di tuo gusto quello che ti è stato servito? -Il giovinetto affermò con il movimento del capo. - … Che tieni in quella testolina, … con una boccuccia, … piccola e linda, … fresca e … penso molto, …molto profumata … da esplorare, visionare, esaminare … ispezionare … scrutare; mentre inghiottivi e gustavi quello che ti servivano … nel fissarti, sognavo il calore, il profumo, la freschezza, la sensualità del tuo corpo. Carmela …!”
“Padre … glielo conduco … e l’aiuto per farglielo conoscere, … sentire, … saggiare.” … e, invitato con le mani il ragazzo ad alzarsi dalla sua sedia, lo guidò facendolo accostare all’anziano.
“Voi, qui presenti, non avete idea della bellezza, della sensualità, della concupiscenza che questo fringuellino emana. Solo quando il Signor Nicola lo avrà scartossato delle pezze che lo riveste potrete scorgere e comprendere il motivo della preoccupazione e premura del nostro sempre presente ospite, seguace ed estimatore, professor Roberto; … solo allora capirete l’origine di tante cotte di adulti per efebi, come codesto ragazzino. Questi gioielli della natura sono rari, unici, introvabili. … Penso che il nostro anziano generale lo voglia, … lo brami e lo vorrà amare, e anche voi ne sarete entusiasti; … e anch’io. …Ohhhhhh, … quanto mi affligge e mi disturba essere avanti con gli anni, … sono gelosa di mio padre, … perché avrà nel suo letto questa meraviglia per tutto il periodo del suo apprendimento, … della sua iniziazione alla venerazione e devozione al fallo. Immagino che il nostro amato padre, quando lo vedrà integralmente, si riavrà e facilmente riuscirà a fotterlo. Il nostro medico gli ha approntato un medicinale su mia richiesta, poiché lo venero, essendo stato lui ad avviarmi, e pure voi, sulla via della lussuria e della vera conoscenza.
È stato anche preparato, per loro due, dell’acqua benedetta, per evitargli di chiederne, nei risvegli dal riposo. A turno, dopo, gli darete il vostro succo vitale che gli spalmerete sul corpo, come crema … medicamento afrodisiaco, che ecciterà, risveglierà ancora di più il nostro generale; … ma non dobbiamo dimenticarci del suo gusto, … poiché, suppongo, che ne desideri anche tra lingua e palato. Guardate questo volto che ho tra le mani … non so se ne avete visti di migliori, … così … così lindo, perfetto, fine, luminoso, … così puro, innocente, … sembra pudico; … eppure è stato lui a chiedere di partecipare, … anzi di essere l’ospite da onorare, da festeggiare, da esaltare con l’abbigliamento creato e formato con i succhi delle vostre ghiandole. Osservatelo mentre lo accosto a mio padre, affinché possa essere tastato, esaminato, scandagliato anche nei più recondito suo accesso. Ohhhhhhh, … che delizia vedersi aspirare le dita o la lingua! Ha un forellino palpitante che, se toccato, vibra, sussulta, s’apre e si chiude esternando luccicori, … sfavillii. Osservatene l’abbigliamento con cui è entrato in questa casa, … Il Professore non avrebbe potuto sceglierne di migliore. Sembra una … con quel body! Ohhhhhhh! Padre …!”
“Marcella mia, che dono mi offrite! I miei occhi … ohhhhhhhhhhh che gentilezza, … che …, che Ganimede mi state …! Gli sto lisciando, sfiorando il volto … per rendermi conto anche con il tatto della sua floridezza, … della sua grazia … del fascino che espande. … Ha labbra piccole e una dentatura bianca … presupposti … barriere di un’urna inestimabile, … raffinata, … sensuale, … desiderosa; … una lingua morbida, vellutata, che mi accarezza il dito come nessuno mai l’ha fatto, … sembra quella di una ragazzina vogliosa, bramosa di avere quello che il suo istinto le suggerisce ed imbocca. L’idea del Professore, … ohhh come sugge … e fissare i suoi occhi, mentre aspira e spreme … è come entrare in un’acqua trasparente, cristallina, tiepida … che avvolge il corpo, per trasmettere a tutti i tuoi pori … benessere e appagamento. Marcella mia, … fai in modo che possa abbracciarlo, stringerlo fra le braccia per apprezzarne il calore, … l’eccitazione, il profumo, il respiro. Accostamelo di più, … fammelo prendere, … è eccitato, … freme e trasalisce al tocco della mia destra, … non pone resistenza, anzi sembra che cerchi di trattenere le mie mani sul suo podice. Ohhhhhhhh sìììì, … come è sodo, ricco, dolce, snello, flessuoso! Mi sto eccitando. … Ferma … mia cara, … sto per … Inginocchiati ragazzino! Ohhhhhhhhhhh, … perché non riesco a trattenermi! Annusami piccolo tra le gambe a bocca schiusa, … inspira il mio profumo, … mi sto … ti sto bagnando … ancora vestito, … sono zuppo, … che caldo, … la sua fuoriuscita mi dà appagamento, … mi scorre giù per le gambe per riversarsi su di te. Non importa piccolo gioiello della natura, … tu sei qui per farmi godere e per divertirti. Ti ho fatto partecipe del mio piacere, … sei inzuppato, … ti ho irrorato il viso e la testa, … ti ho fatto gustare il piacere di un anziano lascivo, impudico, peccaminoso, … hai il mio odore e ora te lo farò anche apprezzare.” … e presolo per i capelli impregnati di urine, con l’aiuto della donna, lo fece rialzare stringendolo per i glutei per accostarselo e per fargli conoscere la sua lingua.”
“Uhmmmmmm, … oghhhhhhhhh, … unghhhhhhhf!” Paolo rispondeva, si lasciava aprire, … dava la sua lingua, cosparsa di salino, all’altro con il cuore che batteva forte. Eccitato, si aggrappava all’uomo per le natiche inarcandosi per meglio riconoscere quello che gli indumenti inzuppati nascondevano e per percepire ancora quel liquido tiepido. Con difficoltà e notevole impegno la donna riuscì con l’aiuto del marito a togliere le scartosse che foderavano e vestivano i due.
“Ohhhh Paoletta, … ti chiamerò -Paoletta- … se non fosse per quel piccolo arnese che ti ritrovi tra le gambe, saresti una ragazzina bellissima, … ma ti preferisco così, … sei ancora meglio … con un culetto che i miei occhi mai hanno visto! Ohhhhhhhhhh … piccola!”
Dal tralcio di un fiore appassito si dirama un nuovo splendido, rugiadoso, profumato, sensuale germoglio. Al giovinetto, di nuovo inginocchiatosi e piegatosi, non importava se quel fallo non era turgido come altri che aveva conosciuto, per lui era un incantesimo che ammaliava, seduceva, rapiva. Ohhhhhhh meraviglia dell’eros … e glielo teneva, venerava, aspirava, carezzava, poliva con la lingua e con il volto, mostrando tutta la sua sete e fame di sesso.
“È caldissimo!” … stringendo e limando, … “…sa di pipì e di altro.”
“Hai una manina e una lingua così delicate che sembrano quelle di una ragazzina … straordinario … continua è bellissimo”. Il patriarca aveva gli occhi chiusi, mentre gli astanti, osservando la scena di quel docile, lascivo demonietto, si svestivano aiutandosi per avvinghiarsi aderendo o unendosi per legarsi e possedersi l’uno con l’altro.
“Osserva, fissa, immagina, brama, pretendi piccolo Ganimede … che quello che hai dinanzi, … che ti stanno mostrando, venga riservato prossimamente anche a te. Pensa … questo culetto che stringo, quante visite … quante ispezioni potrà avere! … e quante volte si farà aprire, … quante anguille cercheranno in lui rifugio, fango e calore, … quanti succhi riceverà, … e mentre ti sbatteranno, … altre grosse calde gemme aspireranno, ambiranno di farsi consolare, accarezzare, lambire, succhiare, spremere. … Quanto desiderio di essere sottomesso e di soddisfare le brame degli uomini, percepisco! … Sei una piccola troia, … affamata di membri. Sei un fiore appena sbocciato al calore del sole, … sei appena stato fiutato, … pieno, … zuppo di rorida, fresca rugiada … che brama di essere colto, riempito, farcito, ricoperto, sommerso di nettare maschile. Vieni, … alzati, … abbandona per un attimo il succhiotto … non bramo goderti in bocca, … prima desidero far sognare il mio trastullo facendogli conoscere il calore del tuo planisfero con il suo palpitante, adorabile … incantatore nepenthes. Ora voglio riempirmi gli occhi del tuo sederino, … tastarlo con il naso, … limarlo con la lingua, … morderlo con i denti, … arrossarlo con le mani, … brutalizzarlo con le dita e poi ritornare a vezzeggiarlo, lisciarlo per farlo fremere, sussultare, snervare. Sali e accovacciati sopra il tavolo … appoggiandoti sui gomiti; … così avrai modo di osservare gli accoppiamenti, mentre didietro la mia lingua frullerà, passerà da una natica all’altra, per fermarsi poi sul tuo fresco roseo anellino. Brami di essere posseduto, riempito, otturato, sbattuto, sbatacchiato, … sei una piccola vogliosa ninfetta, … una piccola troietta desiderosa di uomini maturi, veri, … virili … di essere usata ed abusata … di essere presa da uomini villosi, con peli fitti e lisci, in parte bianchi e grigi. Un uomo non ti basterà mai, poiché a te piace il membro e spasimi di averne tanti che ti coprano e ti dissetino di sperma. Ohhhhhhhh, … che culetto che hai, … come merita di essere limato, leccato, morso, sculacciato, arrossato. Quando lo sfioro sussulta, … sorride, … piange, … si apre e tu, piccola serpe, spasimi … ti inarchi, … ti protendi, … mi vuoi dentro, ma io ora preferisco che tu sia ricoperto, unto degli unguenti di codesti, poiché a letto mi delizia, m’ invoglia e mi eccita sentirne l’afrore … e lui s’inturgidisce, si gonfia, si rizza e poi … al riparo del tuo calore … brama di scivolarti dentro per lacerarti, rompere quel tuo anello voglioso di essere saturato, riempito, imbottito. Sotto le mie mani t’ incurvi, ti pieghi … e le tue labbra … la tua lingua … la tua gola ardono di ricevere quello che hai dinanzi, … è di mio figlio, il colonello Alberto. Vienimi in grembo e appoggiati al mio petto … così percepirai il mio calore mentre quello visiterà, … possederà la tua bocca per godere e riversare poi sul tuo volto le sue magnifiche, pregiate essenze.”
“Oghh, … offffffgg, … eeehhh!”
“Sìììììììììì, … lecca, … succhia, … aspira piccola libidinosa troietta! Alberto, figlio mio … spingiglielo nell’esofago, … stuprala, … violentala … che mentre la fotti io riesco a percepire il suo fiorellino inumidito, desideroso di schiudersi per ospitare; … mentre le sue dolci, bramose collinette provano a stringermelo e mi eccitano con il loro felpato, dolce e caldo massaggio, perché sollecitate dal tuo desiderio … io gusto il suo fresco, adolescenziale, brioso, aderente contatto fra le mie braccia. Depositagli il primo ricco fiotto nel profondo della gola, … che debordi sulla dolce sinuosa lingua … e poi, svuotati, … spandi il resto sul volto, in modo che la mia destra glielo distenda … per farglielo annusare, gustare, assorbire. Guardatelo negli occhi … effondono gioia, contentezza, piacere, appagamento … che manifesta anche con il rilassamento e la distensione della sua muscolatura perineale. Ohhhhh … siiiiiiiiiiiii, … grazie miei cari della sorpresa. Usufruirò e godrò della sua compagnia e finalmente, da tempo, il mio riposo ritornerà dolce e sereno. Girati piccola lucertola, ghiotta di fluidi maschili, … posa le guance sul mio inguine, scaldalo, infiammalo, irritalo mentre il nostro Cesare, mio nipote, irrora le tue chiappette e le mie mani lo spargeranno, …stendendolo anche tra loro. Al movimento delle mani ti inarchi, … ti apri, … cerchi … I bagliori che sprigioni ti donano, … sembri più sbarazzino, … più monello, … più scugnizzo … disposto a farti cogliere, … stuprare, … possedere. Il mio anulare si muove al tuo interno, … ruota, procede su e giù e tu ansimi, fremi mentre succhi e mi lecchi i testicoli. Sei stato marcato nel volto, sul didietro, … ora … no Federico, … tu aspetta il momento che ti indicherò; fai spazio agli altri … che versino il loro sul suo torace, … sull’addome e sul suo usignolo. Ti aggrada la risposta alla tua richiesta piccola cucciola?”
“Oh, sìììììììììì, … il profumo, il calore, lo scendere lento sulla pelle, … vederli quando schizzano, … quella testina con la boccuccia umida e luminosa, prima sgombra e poi traboccante di crema bianca che ti prende, … ti seduce e avvince, … tanto che apri le labbra, … esponi la lingua come per chiedere che anche su di lei devono finire dei fiotti. Ohhhhhhh magia di quel fungo allucinogeno, … vorrei essere baciato, coccolato, accarezzato, lambito continuamente da uno o più, per volare lontano … in un’estasi non descrivibile; o esserne riempito, ingolfato, saturato e poi sbattuto, frullato, scudisciato nelle viscere da uno, voglioso di scaricare il contenuto delle sue ampolle in un caldo, tenero, felpato nido! Oh, signor Nicola quando potrò dormire tra una coltre tiepida che mi coprirà interamente dai capelli alle dita dei piedi, dove le uniche aperture libere saranno le narici; quando dal mio anello esausto per le visite potrà assaporare la delizia della quieta fuoriuscita dei tiepidi nettari che mi avranno donato; ohhh quando?”
Paolo implorante guardava negli occhi l’anziano attendendo una risposta e costui, presogli il viso con le mani imbrattate di sperma lo offerse, voltandolo, a chi doveva ancora eiaculare.
“Presto piccola, … presto!”
Il giovane puledro percepiva il calore dell’uomo e il suo grosso e duro strumento che gli premeva tra le chiappette del culo, mentre un dito si era intrufolato muovendosi energicamente. Allargò le cosce bianche e lisce inarcandosi per offrire il suo busto e il suo addome a nuovi fiotti. Sentiva il fuoco bruciargli il ventre, … vibrava e gemeva come una cagnetta, … getti di miele caldi e profumati, suoi e di altri, si depositavano su di lui. Esausto e sudato ritornò a sedersi in grembo con l’infuocato consigliere del Generale nascosto tra il suo perineo. Eccitato, ansimante e stretto al petto, mentre una mano distendeva, attendeva con le braccia annodate attorno alla testa dell’uomo l’omaggio di Federico.
“No su di lui, ma su di me!”
“Oh sìììììììììì, … lo tengo, … lo oriento io!” … e distolta una mano da dove l’aveva, diresse la nuova linfa sul volto dell’anziano addossato al suo. Accettò la lingua, … si lasciò succhiare le labbra mentre la mano, tornata libera, distendeva teneramente, con accarezzamenti, sul volto dell’attempato l’ultima profumata resina. Tutti quegli odori gli facevano impazzire.
Con le destre incrociate si dissetarono con la bibita loro data donandosi reciprocamente un sorriso dolce e tenero. La sua celata apertura umida e oliata pulsava, si apriva per rinchiudersi di continuo bramosa di essere violata.
“Ti è piaciuto Paoletta?”
“Tanto …”
“Voglio scoparti piccola …” gli disse facendolo scendere dal grembo. “Girati tesoro e fatti ammirare. Sei bellissima.” Paolo cominciò a muoversi, a girarsi su sé stesso come una cagnetta in calore.
“Sei meravigliosa.” … gli sussurrò l’anziano dandogli un bel sculaccione sulle chiappe sode, “e ora, da brava, indossa il body bianco con fenditura sul retro e un’apertura davanti che la solerte Camilla ha fatto prendere appositamente per te. Assorbirà gli unguenti che i presenti ti hanno donato, … avrai il loro profumo a lungo sulle narici e il tuo anfratto sarà sempre oleato e caldo per il mio fedele e solerte picconatore. Bevi ancora un po’. Saluta e ringrazia, poi precedimi nell’ alcova. Reclamo e chiedo con il tuo assenso, la tua compagnia per fotterti, sodomizzarti, incularti come, finora, non sei mai stato.”
“Sì … voglio dormire nel suo letto, … abbracciato a lei per sentirmi pieno nel riposo, … per provare e patire quel gonfiore che sazia, … appaga, … mi svuota pacatamente, … mi dona l’estasi della carne come mai ho avvertito. Sì, … bramo di dormire addossato con il suo strumento fra le chiappe. Sono un po’stanco, … ma mi porti a letto, … me lo faccia conoscere, stretto fra le sue braccia.”
Tutti in quella casa erano a conoscenza della ridotta virilità dell’anziano, ma ancora adeguata a buggerare, … a inculare, … ad entrare in un anello stretto, … non ancora esercitato o allenato a sufficienza. Il pronipote stava volentieri con lui, … lo fotteva quando si bagnava alla richiesta del bisnonno e a lui piaceva incularlo, ma non aveva compreso che, se anche lui pisciava nel letto o sopra dell’anziano, come qualche volta gli era stato domandato, avrebbe provocato al Generale un’erezione non comune, più di quella di un giovane, senza bisogno di farmaci e poi al ragazzo non piaceva urinare a letto; accettava di trovarsi inzuppato di liquidi giallo-dorati, ma non di più, poiché gli appariva degradante. La signora Carmela aveva intuito, come donna, la singolare voglia anche se nelle bibite predisposte per i due aveva fatto sciogliere delle sostanze per aiutare e prolungare un coito. Amava il vecchio; per lui e i suoi familiari organizzava sovente delle orge, atte a spogliare … levare tabù o pregiudizi.
Senza dire una parola, il vecchio accarezzò i capelli del giovinetto intrisi di sostanze biologiche, scostandone dal suo viso ... lo aveva davanti a lui con una maglina intrisa e profumata di sperma ... gli piaceva ... gli girò la testa per prenderli con dolcezza il volto tra le mani e baciarlo; ... un bacio tenerissimo e appassionato al sapore di limo oleoso maschile, a cui il piccolo rispose per addormentarsi sereno con un grosso membro barzotto sul fondoschiena. Fuori l’assiolo dava il via al concerto notturno.
Paolo sentiva un vento fresco, di primavera, soffiargli sul volto... le stelle brillavano e giravano, il cielo era di un blu intenso e pulito ... sentiva l'erba che gli accarezzava la pelle ormai scoperta, … sentiva mani che si muovevano con decisione su di lui, che esploravano ogni centimetro del suo corpo ... era leggero, … volava, ... non voleva altro in quel momento, se non essere lì, così, nudo e indifeso davanti a lui, disteso su un prato verdissimo, con la pelle rischiarata solo dalla luce delle stelle, con l'odore dei pini che gli riempiva i polmoni ... e quello dell’uomo. Ohhhhhh la testa di quello sparì tra le sue gambe...un brivido di piacere gli attraversò la schiena ... ansimava, vibrava, si inarcava e si distendeva per riprendere la contrazione, … no non voleva venire ... la sua voce tremava ... voleva prolungare l'attesa spasmodica del piacere, voleva giocare ancora. -Il godere subito non dà appagamento, benessere: è il rinviare, … ritardare anche mentalmente che sfibra un fisico. -
Si sollevò da terra, lui piccolo e l’altro alto, e forte...in un attimo un refolo di vento gli portò fuori, lontano dai rumori, lontano da persone ammassate in quegli stanzoni su vecchi logori giacigli, lontano dai loro corpi e dal loro sudore ... per depositarli tra il verde di un sottobosco.
Lo sguardo dell’uomo era bonario … dolce ... in silenzio prese tra le dita un lungo filo d'erba e …, accostando un dito alle labbra, "sssscht!" sussurrò ... per poi allargargli le gambe ... l’erba scivolava sul corpo, accarezzandone i punti più deboli … più sensibili ed eccitabili, … irriverente ed abile come non mai ... il piacere aumentava e lui sorrideva ... chiuse gli occhi ... le stelle; … le stelle brillavano mentre il cielo li osservava ... Voci lontane in sottofondo, ora le sentiva ...non gli importava nulla, … la testa era libera … libera di godere ... La coltre erbosa e umida era la conca del masso ieratico antistante lo chalet. Voci, … inviti, … imposizioni. Eseguiva con timore, ma anche con fiducia. Immerso in fluidi tiepidi sollevò le gambe per inarcarsele sulla testa lasciando alla vista dell’adulto l’oggetto del desiderio. … Lo stelo-lingua raspava, limava, scioglieva. Ansimava, boccheggiava, bofonchiava … si contraeva e si rilassava per trovarsi preso, espugnato da una serpe, che in lui si ingrossava, sbatteva raggomitolandosi su sè stessa dilatandogli l’intestino, … e poi indietreggiava … per rituffarsi cercando calore, anfratti, melme per annidare. Bastonato, malmenato, lacerato … randello-serpe, … e poi affogare in acque irruenti, calde, bollenti. Urla, … frasi sconnesse, … gemiti accorati, … parole sconosciute, … sussulti, … sbattere delle mani nelle urine, … grida d’ aiuto, … sapore salato, ma ipnotico … tossico … eccitante.
Un’altra asta gli sfiorò il collo per posarsi sulle sue labbra e istintivamente alzò la sinistra per allontanarla. Sentì qualcosa di tondo, … toccò meglio, … dei peli… cercò di aprire gli occhi di colpo, ma era rallentato dal sonno. Tastò ancora con la mano, … una punta, … qualcosa di morbido, … dei contorni… e allora realizzò. Sentì la mano dell’uomo e allora vi appoggiò sopra la sua, per istinto.
Non era presente, ma era lo stesso consapevole di ciò che stava accadendo. Non aveva alcuna serpe che lo voleva schiudere, era Nicola che lo esplorava.
“Paoletta, … Paoletta … perché tremi e scalci? … ti scuoti e dimeni come un’anguilla! Vegliavo; se potevo … ti coccolavo, baciavo, leccavo, mordevo e lambivo … vagheggiandoti; … ogni tanto, per il sonno, pisolavo, felice e pago di averti vicino e di farti provare e riconoscere dal mio trastullo tra le tue nacchere e … Che hai … piccola, … sognavi? … e se … raccontami … stringiti a me. Chiedevi soccorso. Tranquillizzati ora … stringendolo! … io ardo e fremo di desiderio. Lo senti? … ora aspetta te, … è gonfio e duro, … pulsa.” Paolo sorrise.
“Ho voglia, … sono umido” rispose ancora assopito. Si girò, perdendo il contatto, per lasciarlo fare. Sentì la sua pelle ruvida sfiorargli il collo e poi le labbra di quello cercare le sue. Le schiuse e attese. Le palpebre si sollevarono un po’ e i suoi occhi videro … la serpe. Tutto era tranquillo, nessun rumore.
Sentì le labbra bagnarsi, la lingua di lui gliele sfiorava appena, inumidendole con la saliva.
“Era un sogno … un uomo … eri …. e poi anche … Ohhhhh, sìììììììììììì … quell’uomo assomigliava a te e al tuo serpente …. Tanto, … ma poi …; ma ora devo andare a far pipì, … mi serve.”
“No, … non permetto, … devi farla sopra di me. È ora che tu provi il piacere di fartela addosso; è un godimento sottile, unico.” … Nicola stringendo ancora di più il giovane, se lo spostò sopra sé stesso. Il membro del generale duro e caldo sì infilò fra le castagnole del suo sederino.
“Ma …”
“Non pesi e, soprattutto, mi piace e mi stimola ancora di più l’avvertire la pipì di un altro che scorre su di me; inoltre per te, mio raro diletto Ganimede, il percepire l’uretra che si dilata per far scorrere l’urina dalla vescica e …, se la controlli, … il godimento delle prime gocce che ti bagnano l’addome o il colare dei rivoli caldi verso i fianchi e da lì ai glutei e al dorso, visto che sotto il lenzuolo un telo cerato ti permette di gustare il suo tepore a lungo … e il suo eccitante profumo, … è un qualcosa di impagabile; e se poi ti dirigi il getto sul petto o sul viso … il tuo fisico si squaglia predisponendosi, bramoso e voglioso di libidine, ad accogliere in bocca o nel culo, un qualcosa che lo riempi, … lo saturi, … lo sazi. Prova, piccolo mio e poi non smetterai più: la pipì tua o di altri l’accetterai perché è sempre foriera di eccitazione e di lussuria, di godimenti e di estasi carnali. Inclinati con il corpo per poter prendere un mio bacio e darmi modo di aver sull’addome la tua urina. Bagnati, … infradiciami e piscia! fammi godere!”
Il giovane si abbandonò alla richiesta di quello che l’aveva strappato al regno dell’onirico, per dare e prendere piacere.
“Mi piace. Percepisco il leggero piacere che la fuoriuscita mi regala … e quello del suo gocciolare sulla pelle, … dei rivoli sotto il tessuto delle mutandine. Ohhhhhhhhhhh, sìììììììììì! Insegnami … guidami Nicola sulla strada della lussuria. Prendimi: ti voglio.”
“Ferma piccola. Strappiamo quest’involucro che mi impedisce di gioire della tua nudità. Ecco, assaggia il tuo sapore, … piscia ancora, … sul volto e sul mio; … ecco nella mia bocca.”
L’uomo ritornò ad unire le sue labbra a quelle del ragazzetto per un bacio al gusto di fresca calda pipì e non lo lasciava. Baciava e lisciava il piccolo volatile, facendo vibrare il giovane puledro e quello sentiva il calore dell’uomo, il pene grosso e duro che gli premeva sulle chiappe, … sul culetto che ora sbuffava, che si apriva desideroso di essere otturato. L’indice della sinistra si era introdotto nel piccolo bagnato sfintere; si muoveva su e giù; massaggiava energicamente quei glutei lisci e caldi, vogliosi di essere mangiati, strizzati, violentati, arrossati. Paolo allargò le cosce candide e lisce; … sentiva il fuoco bruciargli il ventre e stringeva per trattenere l’intruso al suo interno, foriero di altro. Vibrava e gemeva come una cagnetta, mentre gli succhiava le labbra.
“Ti è piaciuto piccola?”
“Sì tanto…”
“Voglio scoparti, incularti … piccola, ma prima bacialo, dopo che avrò pisciato tra le tue labbra.” … disse facendolo scendere dal suo addome, “apri la bocca, … voglio il gorgoglio delle mie urine, … che tu possa, inalando i suoi effluvi, stordirti, … impazzire. Se vuoi bevi, ma sappi che è bellissimo percepire lo scorrere caldo dalla bocca giù per il mento, … sul collo e sul dorso, sulla colonna. Ce l’hai sulle labbra, … osservalo. Ohhhhhhhhh sììììììììììììì! Il suo profumo inebria, … rapisce, … ubriaca. Ingurgita. Il tuo viso è impreziosito da piccole scintillanti gemme dorate! La fortuna aiuta coloro che rifiutano dogmi, … che vivono con letizia e amore i momenti che la vita offre, … La coppa ed il flûte sono fatti per ricevere e a nessuno di noi viene in mente che la loro forma non è adatta a raccogliere una bevanda. L’aperitivo lo si prende da una coppa, ma … lo champagne, per la sua fragranza, da un calice. Succhialo anche se sgronda ancora, … guardalo come è maestoso. Da tempo immemore non lo vedevo così desideroso di conoscere. Ti sfonderà, ti romperà, ti scassinerà come mai ti accadrà. Sei meravigliosa, … piccola.” gli sussurrò Nicola, dandogli una bella pacca sulle chiappe sode, rialzate dalle contorsioni del ragazzino. Quando l’anziano smise di pisciargli in bocca il ragazzo riprese il grosso uccello con le mani … era enorme … nodoso, … bruciava, … le palle erano gonfie. Era bellissimo ammirarlo, … guardare quella cappella grossa, turbante, stordente; con una mano prese ad andare su e giù lungo l’asta dura e calda mentre con l’altra gli accarezzava i coglioni stringendoli. Avvicinò le labbra per annusarlo, … per sentire il profumo della carne, del cazzo, … della pipì; … era enorme, duro, forte, teso … un ferro rovente che a breve l’avrebbe penetrato … sfondato … riempito; … le sue labbra si schiusero e presero a succhiare il glande ardente, per scendere ai testicoli, grandi come uova di gallinella acquatica, pelosi, duri come sassi, profumati di rancido e di maschio; prima uno e dopo l’altro. Succhiava e leccava emettendo gridolini appassionati, languidi, incompiuti; e … la verga, l’asta e l’orifizio dell’uretra. Leccava verso l’alto osservando il maestro … raccoglieva, … assaporava, … assaggiava, lasciando una scia di saliva schiumosa per tornare sul rosso vellutato glande.
“Fermo, … basta ora, … altrimenti …! So che ti piace, ma ora desidero snervarti, stancarti … farti urlare di prenderti, farti ansimare e agitare chiedendomi, implorandomi di sfondarti, di sodomizzarti, di incularti, le tue terminazioni nervose sotto le carezze della mia lingua salteranno, sussulteranno, trasaliranno al suo passaggio.”
Il signor Nicola, reggendolo sollevato per i glutei, osservava bramoso, esaltato quel cerchietto a raggiera, che fiatava, si apriva e chiudeva e nel serrarsi presentava unguenti, balsami ammaliatori, eccitanti, forieri di promesse, di concessioni, di donazioni. Si chinò a riverirlo, odorarlo, omaggiarlo con baci leggeri e teneri o lunghi e appassionati, per morderlo sino ad arrossarlo provocandogli ulteriori lacrimazioni di secreti o per limarlo con la lingua cercando di aprirlo, perforandolo. … e quello implorava, urlava, ululava, ondulava, lacrimava, irrigidendosi, tendendo il bacino a quel organo perlustratore o a quei denti seviziatori; … e ogni volta che sul roseo dianthus caryophyllus riceveva un morso vedeva un’onda di scintille, che andavano a scemare sempre più lentamente.
“… e ora -cambiando postura- alza le gambe piccola … divaricale … inarcati! Bramo infilzarti, … trafiggerti. Preparati, approntati, accingiti a riceverlo … ragazzina!”
Paolo, incurvato con il fondoschiena in alto, osservava quell’asta nodosa, che emergeva da sopra il suo scroto, rossa e lucente, caldissima, pronta a sfondarlo.
“Ahhhhh, sìììììììììììììììììì! Signor Nicola lo voglio, non ce la faccio più ad aspettare. Mi … sììììììììì lo vogliooooo!”
Nicola appoggiò il suo uccello duro come un ferro e, tenendogli scostate le gambe con le mani, si abbandonò con il suo peso sull’ano stretto, pulsante … boccheggiante del piccolo, che continuava a rilassarsi e contrarsi.
“Non puoi resistere, … è il mio peso che ti sta sfondando.” Centimetro dopo centimetro il membro di Nicola avanzò nell’intestino di Paolo come una trivella, coadiuvato anche dai movimenti peristaltici, ondulatori che le interiora avevano. “Il tuo culetto da roseo grinzoso … ora bianco opalescente … chiede, stringendo e fasciando, di essere sfondato. … Me lo sta inghiottendo … tutto.”
“Sììììììììììì sfondami. … Ahhhhhh che male, … Ohhhhhhhhhhh … che cosa splendida il dolore con il piacere di sentirsi penetrare, … sentirlo scivolare dentro senza compassione. Piano … voglio sentirlo entrare, … dilatarmi … sino in gola. Ancora, … ancora! Mordimi, … mordimi … piscio ancora!”
“Sei una piccola troietta, … una puttana con il pisello.” … e l’uomo affondò i denti sui polpacci del ragazzetto che urlò per il dolore. Il vecchio maiale giocava, graffiava, mordeva e lo penetrava sempre di più. Finalmente Paolo si sentì pieno, mentre l’uomo lo sodomizzava completamente, furiosamente con entrate e uscite inaudite; percepiva le vene gonfie pulsare, … bruciava. Il puledro era in preda alla lussuria, … aveva vertigini, … la stanza girava; non capiva più niente. Urlava di romperlo, … di sbatterlo con quello strumento rovente … bitorzoluto. Si sentiva aperto.
“Fottimiiiii!!!!!! -implorò- fottimi … impalami! … ti prego” … gli disse con gli occhi luccicanti di desiderio. Sentiva la mazza bruciargli il ventre, avanzare dentro di lui e lui, contorcendosi, si lasciava aprire ancora di più. Si sentiva pieno, appagato. Nicola si muoveva dentro di lui su e giù, piano e forte, … lo penetrava; … a volte lo fotteva furente con spinte violente e lunghe. Il giovanetto gemeva, … urlava il piacere mentre il letto tremava; incitava l’uomo di non smettere, … di aumentare, … di entrare più a fondo; … sentiva il glande sulle sue pareti intestinali e le palle dell’uomo contro il suo culo umido e sodo. Non poteva resistere a quel piacere. Respirava a fatica, … a sussulti. Non resisteva più
“Mi stai sfondandoooo, …siii cosi, … ti pregoooo non smettereeeeeeee!!!!!!!”
Nicola si fermò … e il pesante membro uscì con un suono simile allo stappo di una bottiglia, facendogli avvertire un alito di aria fresca nell’ano dilatato.
“Girati, … carponi … con il popò in alto. Muoviti … mostramelo. È aperto, … sbuffa, … fuma; ohh come boccheggia, … si apre e torna a chiedere. Ora te lo sfondo senza remissione, … senza remore.” … e Nicola afferrato per i fianchi il piccolo … messo alla pecorina, rientrò in quel piccolo caldo canale.
Sussultava come un fuscello, … si abbassava o si inarcava, … a volte immergeva il volto nei liquidi giallini ansando o si spingeva contro quel rostro, che lo dilaniava. Alzava la testa cercando con le mani di aggrapparsi ai glutei dell’adulto per ricadere nelle urine a causa degli urti.
“Godi! Piccola puttana con il pisello” … urlava l’uomo sbattendogli con violenza nel ventre il membro.
Paolo sentiva quell’argano sgranarlo, dilatarlo, dominarlo, soggiogarlo, possederlo, … aprirlo. Tremava, gemeva, urlava, si contorceva. Si sentiva preda, animale, sazio e appagato, sfinito dal continuo tambureggiare, uscire e rientrare, con una respirazione a singhiozzo … bocca completamente aperta e lacrime di piacere agli occhi. … e ancora dentro e fuori … il sangue che risaliva dal basso, veloce … e il respiro si contrò ancora, … era lì, …lì per esplodere; … poi un nuovo colpo e un forte bruciore al sedere. Urlò. “No … no!”. Gemette. Lo sentiva inserito tutto, grosso, coriaceo, autoritario, … tirannico. Si sentì stringere i fianchi e si inarcò di colpo; … poi un piacere intenso, lungo, traboccante lo vinse.
“Che puttanella, … come ama il cazzo, … di più di una femmina. È un ragazzino e brama un membro più di me! … sborragli dentro, … inseminalo! È da tanto che lo pistoni senza soste e con forza. Ho visto da quando ha iniziato ad urlare, … da quando hai iniziato a incularlo di brutto.” Improvvisamente Nicola, osservando la nuora accorsa nella sua camera per le urla, si fermò e, preso Paolo per i cappelli, spinse per bloccare e spingere il grosso membro rovente ancora più a fondo, riempiendo l’ampolla rettale di abbondanti fiotti caldi e viscidi. “… e ora, veneralo con lingua, guance e occhi, puliscilo … asciugalo, … assaggia i residui rimasti nell’uretra e memorizzane il sapore!”
Carmela, denudatasi, si stese nel bagnato con lo stanco e appagato Paolo tra lei e il suocero.
“Era terribilmente stretto, ma per l’eccitazione si apriva e si chiudeva, … pulsava. Senza sforzo sono entrato e il suo anello sfinterico mi aiutava, aspirandolo. Mi stringeva quando uscivo e si allargava quando entravo per farmi passare. Il suo colon assomigliava ad una mungitrice che mi voleva per poi respingermi stringendomi. Caldo, vellutato, bramoso di ghermirti, … con un profumo particolare … non di ragazzino, ma neanche di ragazzina e ora il suo profumo è il mio. Dal suo culo già chiuso esce il mio succo bianco. Grazie mia cara del dono. Era da tempo che non godevo così e che non fottevo, ma ero fottuto. Che stai facendo Donna? Ti stai posizionando con il tuo fondo schiena sulla testa di costui che quasi dorme per la stanchezza, … che vuoi fargli?”
“Il letto è bagnato delle brame lussuriose che Lei, ideatore, provoca e vuole da coloro che si stendono al suo fianco. Che significa un po’ di liquidi delle nostre vesciche su queste lenzuola, già pregne delle vostre? I domestici, al suono del campanello accorreranno e le sostituiranno con biancheria pulita, disinfettata e asciutta. Sono quantomai bagnata e ho desiderio di aspergere il suo volto dei miei tepori per provare anch’io questa fantasia e godere strusciandomi sul suo naso. Si sveglierà e quando, per lo scroscio che gli scivolerà e scorrerà sul volto, cercherà di sollevarsi spingendomi via, … io con il mio peso lo obbligherò a colpirmi tra le labbra con la testa, …” Un getto copioso gli asperse il volto, il collo, frangendosi in tante gocce dorate. Stupito si riprese cercando di allontanare quel popò posato sul suo naso senza riuscirci. Tossiva e starnutava; dimenava, scuoteva la testa da una parte all’altra o in su e giù. Beveva e si inarcava. Scalci, … inarcamenti verso l’alto, … gorgoglii, … colpi di tosse smorzati, … tutto inutile. Spossato allentò la difesa accettando l’assalto e il frutto dell’acme di godimento della donna. Vomito, … tosse, … lacrime, … il suo piccolo chierichetto piangeva.




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