Giorgia: poetessa, la discesa verso l'abisso la castità forzata

Scritto da , il 2018-11-18, genere dominazione

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Giorgia aveva capito che Marco teneva il coltello dalla parte del manico e le voleva far pagare tutte le umiliazioni che aveva subito da lei da giovane, ma se le dava questa possibilità doveva voler dire che aveva capito il suo valore e il suo talento.
Prima di decidere cosa fare, Giorgia pensò fosse opportuno parlarne col marito, in quanto una decisione sia in un senso che nell’altro avrebbe avuto un impatto rilevante sulla loro relazione, sulla loro famiglia, anche se era combattuta nel farlo non conoscendo la reazione del suo Giacomo.
Dopo qualche giorno a Cena, Giorgia raccontò al marito come stavano le cose, che un suo ex compagno di classe era un importante produttore cinematografico, che aveva visionato i suoi lavori, ma che per farla lavorare avrebbe dovuto diventare la sia schiava, che era una proposta assurda, ma che allo stesso tempo avrebbe dato una svolta alla loro vita.
La reazione di Giacomo fu violenta e disse che tutto l’oro di questo mondo, non avrebbe giustificato una cosa del genere, che oltretutto avrebbe potuto dilaniare il loro rapporto, per non parlare di cosa avrebbe potuto succedere con i loro figli. Giorgia ne fu demoralizzata, sapeva che il marito non l’avrebbe presa bene, sapeva quanto la amava e vederla schiava di un altro era per lui una cosa inaccettabile e profondamente umiliante.
La mattina dopo, però Giacomo ci ripensò e disse alla moglie che a sua era stata una reazione istintiva, certo la richiesta di Marco era pesante, ma lo era anche l’opportunità e disse alla moglie di prendere la decisione che meglio credeva.
Giorgia pensò che un treno così non le sarebbe mai più capitato nella vita, e pure con i rischi del caso decise di accettare. Il giorno successivo decise di andare quindi da Marco dicendogli che avrebbe accettato.
Marco le disse che non avrebbe firmato nessun contratto di schiavitù, che la sua schiavitù sarebbe stata totale e senza limiti, le chiese quindi se era ancora intenzionata ad accettare, Giorgia rispose nuovamente di si.
Marco le disse allora che da allora avrebbe dovuto rivolgersi a lui dandogli del lei, avrebbe dovuto dargli le password della sua mail e di tutti i suoi account social, in più avrebbe installato a casa sua delle telecamere, in quanto nessun momento della sua vita avrebbe più dovuto avere un momento di privacy.
Come prima cosa le ordinò dieci giorni di castità forzata, non avrebbe potuto scopare, masturbarsi, né toccarsi in alcun modo, avrebbe potuto però farlo il suo padrone con degli ovetti vibranti che controllava attraverso un app, inoltre avrebbe dovuto mettere degli slip bianchi, in modo che fosse chiaro e si vedesse bene lo stato della sua eccitazione.
Giorgia reagì protestando affermando che sarebbe stata costretta a mandare in bianco suo marito, e che di solito era abituata a masturbarsi almeno due volte al giorno, Marco le rispose cinicamente che non era un problema suo e che per queste sue proteste avrebbe portato il periodo di castità a quindici giorni, Giorgia annuì col viso sconsolata e demoralizzata.
Gli inizi per Giorgia furono piuttosto tranquilli, infatti non sempre scopava con suo marito e quindi per una settimana la cosa andò abbastanza normalmente, la sua resistenza anche se difficoltosa non era stata così difficile, anche perché Marco non fece mai vibrare gli ovetti che aveva nella passerina, cosa che le fece pensare che forse cominciava ad avere un po’ di pietà nei suoi confronti.
Le cose però non stavano così, Marco stava solo studiando attraverso le telecamere le abitudini di Giorgia per capire come utilizzare gli ovetti con più diletto. L’applicazione che fa vibrare gli ovetti permette di sincronizzarne il movimento con il tono della voce, o di rumori e musica circostanti. Marco quindi programmò gli ovetti a muoversi quando Giorgia ascoltava la musica che le piaceva di più, una cosa che contribuì a innervosirla, anche perché gli ovetti non si muovevano quel tanto da permetterle di godere, evidentemente Marco aveva studiato bene la cosa.
Il marito di Giorgia, intanto cominciò a lamentarsi che non scopava più con lui, guarda che anche se quel porco del tuo padrone ci vede non me ne frega niente, ormai ho troppa voglia e allora Giorgia fu costretta a dire a suo marito che doveva stare per quindici giorni in castità forzata e che l’unica eccitazione la poteva avere dagli ovetti che manovrava il suo padrone, allora Giacomo con un espressione parecchio frustata disse che capiva, anche se non sembrava tanto convinto.
Al tredicesimo giorno di castità forzata, la capacità di resistenza di Giorgia era ormai agli sgoccioli, le sue mutandine erano completamente inzuppate dei suoi umori, ma non poteva toccarsi per poter godere, inoltre il suo padrone manovrava in continuazione gli ovetti, ma riuscendo a fermarsi sempre prima di farla godere.
Giorgia ormai non ce la faceva più e decise di masturbarsi e sfidare le ire del suo padrone, qualsiasi cosa le avesse fatto, sarebbe sicuramente meglio dello stato in cui si trovava ora. Marco accortasi che Giorgia si stava masturbando la convocò a casa sua per punirla.
La punizione fu veramente tremenda, talmente tremenda che Giorgia non avrebbe mai pensato che una mente umana potesse concepire una cosa di quel livello di sadismo: fu obbligata a masturbarsi con la spugna di ferro delle pentole.
Il dolore per la sua passerina fu atroce, più si masturbava più sentiva i suoi organi sessuali bruciare, per fortuna dopo poco tempo, Marco le permise di smettere.
Giorgia non sapeva però cosa le aspettava per una settimana i dolori furono lancinanti, andare in bagno era una vera e propria tortura, il liquido cado dell’urina le provocava un bruciore pazzesco e capì che Con Marco non si scherzava e le conveniva essere una schiava obbediente.

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