Jotaro, il mio amore giapponese - Capitolo 1

Scritto da , il 2017-03-24, genere gay

Capitolo Uno

Incontrai Jotaro d’estate, io avevo sedici anni e stavo nella biblioteca della città nella quale vivevo. Stavo leggendo un libro sui gay, quando sentii qualcuno dietro di me. Mi girai rapidamente e vidi un ragazzo giapponese. Lasciai cadere il libro sul pavimento, scioccato dalla sorpresa. Lui lo raccolse e lo guardò.
“Non imparerai niente da questo.” Disse rimettendolo sulla mensola.

Aveva ragione, me ne resi conto. Fino ad allora avevo continuamente percorso il libro per cercare risposte alle mie domande, tentando di chiarire la mia confusione. I miei genitori mi avevano mandato in terapia nel tentativo di togliermi dalla testa di essere gay. A dire il vero non mi fu mai di aiuto. Servì solo a confondermi ulteriormente. I miei genitori ed il terapeuta tentarono, devo dargliene atto. Io non fui mai in grado di esprimere realmente i miei veri desideri e li tenni tutti imbottigliati dentro di me. Avevo scoperto la mia attrazione per i ragazzi quando avevo dieci anni. Mi piaceva guardarli, specialmente quando erano a torso nudo mentre giocavano a pallacanestro o a calcio nel parco vicino casa mia. Andavo nella mia stanza che condividevo con mio fratello minore, mi toglievo i vestiti, mi mettevo sul mio letto e mi toccavo tutto il corpo.
Mi piaceva toccarmi e mi piaceva osservare il mio cazzo crescere e diventare duro per le mie esplorazioni. La prima volta che mi sono masturbato, fu un'esperienza che non dimenticherò mai. Quando sparai su di me per la prima volta, fu super bello. Fu una sensazione che continuai a sentire per ore. Lo facevo continuamente, in qualsiasi luogo in cui potessi trovare della privacy. Il mio fratellino era un pettegolo e fu quello che mi fece andare in terapia. Mia madre era stata allevata con l’idea che la masturbazione era peccato, che poteva farmi ammalare ed un sacco di altre cose. Per evitare guai alla fine dovetti farlo ogni sera nella doccia. Le avevo chiesto se masturbarsi era una cosa cattiva e lei rispose che lo era e di notte veniva nella mia stanza per assicurarsi che non lo stessi facendo. Io feci tutte le domande che si fanno di solito e mi fu risposto che ero troppo giovane per pensare a quelle cose. Commisi l'errore di dirle che mi piacevano i ragazzi. Fu quello che mi fece andare in terapia. Lo psichiatra non fece che aumentare la mia confusione. Questo proseguì per quasi due anni. Mi misi nei guai per aver tentato di toccare mio fratello e tentato continuamente di coinvolgerlo nelle mie esplorazioni. Il giorno che ero andato in biblioteca, ero stravolto, volevo trovare le risposte. Fu allora che incontrai Jotaro. Lui era venuto dal Giappone con la sua famiglia perché suo padre era un importante dirigente d'azienda per una grossa società giapponese. Doveva supervisionare gli affari di una società appena comprata.

“Devo sapere!” Gli dissi: “Nessun altro me lo vuole dire!”
“Questo per l'idea che un sedicenne come me e te è impossibile, per la gente, che sia gay. Pensano che o è una fase passeggera, o che siamo ammalati.” Disse.
“Io non sono ammalato” Risposi sulla difensiva.
“Usciamo di qui ed andiamo in qualche luogo più tranquillo dove poter parlare. Qui ci sono troppe orecchie!”
Lasciammo la biblioteca ed uscimmo. La zona intorno alla biblioteca era solitaria quindi non c'era problema a parlare tra di noi. Ci sedemmo sull'erba.
“Non so da dove cominciare.” Disse. “C’è troppo da dire.”
“Perché sono attirato dai ragazzi?” Chiesi.
“Perché sei così. Probabilmente trovi i ragazzi più attraenti delle ragazze. Perché sia così non so. Ma è così.”
“Quando l’hai capito?” Chiesi.
“Quando avevo otto anni.” Disse sorridendo.
“Otto anni? Dio, così giovane!” Esclamai.
“Anche i miei genitori lo pensavano. Fecero quello che potevano per aiutarmi. Mi ci volle molto tempo per rendermene conto. Ma lo feci grazie a mio zio.”
“Tuo zio?”
“Sì. Venne a trovarci quando avevo dodici anni. Grazie a lui ho avuto una molto migliore comprensione di quello che mi stava succedendo. Alcune cose me le insegnò lui. Altre cose che mi disse le avevo imparate da solo. Lui mi insegnò come fare l'amore con un altro ragazzo.”
“Hai fatto sesso con tuo zio?” Chiesi incredulo.
“Sicuro. I miei genitori sapevano ed approvavano. Dissero che era meglio imparare da lui che avere informazioni sbagliate da altri ragazzi a scuola.”
Ero basito. Quel ragazzo mi stava raccontando dettagli molto personali che nessun altro, probabilmente, avrebbe ammesso.
“Pensi di essere l’unico a provare quei sentimenti?” Mo chiese.
“Sì. Ma....” E lasciai la frase incompleta.
Lui sorrise: “Ci sono molti altri ragazzi gay là fuori nel mondo. La ragione per cui non lo ammettono è perché hanno paura di essere additati, picchiati o buttati fuori di casa. Purtroppo le loro paure li spingono fino al suicidio.”
“Che cosa triste!”
“Sì lo è. Spero che tu non arriverai mai a quel punto. Tu mi sembri un ragazzo equilibrato e mi piacerebbe avere l'opportunità di essere tuo amico.”
“Bene anche tu mi piace, Penso che saremo buoni amici. Comunque io mi chiamo Davide.” Mi presentai dandogli la mano.
La sua mano sembrava liscia come la seta nella mia. Io sentii che dei sentimenti cominciavano a nascere da qualche parte profondamente dentro di me. Poi crebbero rapidamente avviandosi a vincermi. Notai che mi stava diventando duro. Lui notò quello che stava accadendo nei miei occhi e vide un inizio di lacrime. Mentre mi stringeva la mano mise l’altra mano su di me.
“Davide, io mi chiamo Jotaro. Tu ed io saremo grandi amici. È tutto ok, finalmente stai trovando ciò che desideravi da tanto tempo” Disse allungando una mano ad asciugare una lacrima sulla mia faccia.
Il suo tocco mi fece sentire bene, sorrisi sentendomi veramente a posto. Finalmente sentivo che dopo tutto c'era della speranza per me. Lui mi strinse delicatamente la mano. Io mi sentivo emozionato ed avrei voluto piangere. Ma quello non era il luogo per farlo. C’erano in giro troppe persone. Lui suggerì di andare a casa sua. Quando mia mamma venne prendermi, lui le chiese se potevo andare a casa sua e le disse dove stava. Risultò che stava nel mio stesso quartiere!

Ci avviammo verso casa sua. Lui chiamò sua mamma al lavoro, lavorava con suo padre. Lei disse di sì, così circa mezz’ora dopo ero a casa sua. Mi tolsi le scarpe (era una tradizione giapponese come scoprii poi) in una piccola anticamera dopo la porta d’ingresso. La casa era semplice, solo i mobili indispensabili per stare comodi. Era il loro modo di vivere.
“Vieni qui, Davide” Disse tirandomi delicatamente verso di sé.
Mi avvolse con le sue braccio e mi abbracciò. Era tutto ciò di cui avevo bisogno. Lasciai andare le emozioni che avevo tenute chiuse in me così a lungo. Piansi a lungo sulla sua spalla. Jotaro non disse niente, si limitò a tenermi vicino a sè. Alla fine mi sfogai e lui mi condusse nella sua stanza. Era fortunato, aveva un suo bagno privato. Mi lavò dolcemente la faccia, poi ci sedemmo sul suo piccolo futon.
“Ti senti bene?” Chiese.
“Sì. Grazie, Jotaro. Non sapevo di avere tanta emozione chiusa dentro di me.”
“Ce l’avevi, direi! Avevi bisogno di un luogo dove sfogarti. C’è così tanto che devo dirti e mostrarti. Ed voglio farlo. Lo faremo lentamente prendendoci tutto il tempo necessario.”
Mi circondò con un braccio ed io mi avvicinai a lui. Appoggiai la testa sul suo torace mentre lui mi coccolava.
“Ok, da dove cominciamo? Ci sono cose che posso dirti ed altre che posso mostrarti. Tuttavia prima dovremmo prenderci un po’ di tempo per conoscerci meglio.”
Le sue dita carezzarono la mia faccia e la punta delle dita lisce erano veramente piacevoli sulla mia faccia. Io sospirai sentendo piacere al semplice tocco.
“Che bello!” Commentai.
“Bene, speravo che ti piacesse.” Disse senza fermarsi.
“Sì, mi piace, grazie.”
“Questa è una delle cose più importanti in una relazione, Davide. Due persone devono stare insieme e passare il tempo insieme. Non importa quale sia l’attività, finché sono amici devono stare insieme. Questo è solo l’inizio della nostra amicizia. Diventerà seria più tardi, te lo posso garantire. Ma per ora restiamo solo amici e conosciamoci bene prima di muoverci in quella direzione” Suggerì.

Il suo suggerimento era giusto ed anche se fui deluso di non aver fatto altro quel giorno, compresi che aveva ragione. Passammo quel pomeriggio parlando, raccontandoci di noi. Io gli parlai della mia piccola sordità e di come mi faceva sentire inferiore agli altri compagni di scuola. Lui mi parlò della sua casa in Giappone, della scuola dove andava. Mi mostrò foto della sua famiglia e dei genitori. Mi sembrarono delle belle persone. Il tempo passò rapidamente e prima che me ne rendessi conto erano le sei di sera. Dovevo trovare a casa e, molto di malavoglia, lasciai la sua abitazione. Sulla strada di casa compresi che ero stato veramente bene, non mi sentivo così da molto tempo. Quella sera andai a dormire sognandolo.

Da allora rimanemmo insieme regolarmente, facendo tutte quelle cose tipiche dei teenager. Ci divertimmo molto ed io mi sentii sempre più legato a lui. Mi stavo sentendo meglio di quanto non fossi mai stato ed il cambiamento si notava. Il terapeuta ed i miei genitori pensarono che finalmente ne stavo uscendo. Io non dissi loro dei miei sentimenti per Jotaro. Avevo paura che mi avrebbero rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Avevo sentito storie di orrore su questa struttura che era in una città a venti chilometri dalla mia. Mi era stato riferito che ragazzi gay erano stati violentati da personale e pazienti e che nessuno aveva mai detto niente o fatto qualche cosa per porvi freno. Jotaro capì le mie paure.
“I miei genitori sanno che sono gay e mi amano lo stesso. Sanno di te e che stai passando un periodo duro coi tuoi sentimenti. Mi hanno detto che sarai sempre benvenuto qui.” Mi disse.
Questo mi fece sentire molto bene. Li avrei ringraziati alla prima occasione. Praticamente mi avevano fatto diventare uno della loro famiglia. I primi quattro mesi della nostra amicizia parlammo molto ed io imparai molto su amore e relazioni. Osservai i genitori di Jotaro e mi sembrò che fossero sempre insieme, tenendosi per mano, baciandosi, romantici uno con l’altro. Quello che non potevano dire le parole, lo dicevano le loro azioni. Le azioni parlano sempre più forte delle parole e quello era precisamente quello che loro facevano. Dimostravano l'un l'altro il loro affetto con occhiate, abbracci e cose dolci che si dicevano. Mi chiedevo perché i miei genitori non facevano come loro.
“Avranno le loro idee a proposito dell’amore, Davide” Mi disse il padre di Jotaro.
Ci pensai e compresi che aveva ragione. Dio, questi affari d’amore erano un bello scherzo per me. Potevo appena capirlo. Una cosa che comprendevo bene era che mi stavo innamorando di Jotaro. Sognavo continuamente di lui ogni notte. Sognavo che lui ed io ci toglievamo i vestiti e ci toccavamo l'un l'altro. Mi masturbavo alla grande per quei sogni.

La nostra amicizia finalmente prese quella strada. Era un giorno molto caldo di metà settembre. Jotaro mi aveva invitato nella sua piscina.
I genitori di Jotaro erano usciti e sarebbero ritornati tardi. Io mi feci una doccia prima di andare in piscina, non portavo il mio apparecchio acustico in piscina o sotto la doccia, perché se l’avessi fatto si sarebbe rovinato. L'acqua stava scorrendo piacevolmente e calda poi, improvvisamente fui consapevole di una persona dietro di me.
Mi girai e vidi Jotaro, nudo. Ci guardammo e fu allora che i sentimenti si rivelarono. Io ero spaventato, non sapevo cosa aspettarmi. Alzai una mano e lui la prese tirandomi a sé. Chiuse la porta dietro di sé. Mi toccò sul torace, carezzandolo lentamente e gentilmente. Io lo tirai sotto l'acqua guardandolo bagnarsi. Lui mi si avvicinò ulteriormente e poi si chinò e mi baciò. Questo spedì brividi attraverso il mio corpo. Sentivo il mio cuore battere nel mio torace. Poi lo baciai avvolgendolo con le mie braccia.
Sentii le sue braccia intorno a me e questo mi fece sentire così bene. Ci separammo, lui raccolse la bottiglia di shampoo e ne fece gocciolare un po’ sui miei capelli. Prima mi lavò i capelli, poi cominciò ad insaponarmi il corpo. Io chiusi gli occhi e lasciai andare i miei sentimenti. Non potevo trattenerli più a lungo. Mi lamentai piano quando le sue mani insaponate scivolarono sul mio corpo. finalmente Jotaro arrivò al mio uccello che diventò duro immediatamente. Ci strofinò sopra il sapone lentamente e dolcemente. Io ansai alla sensazione della sua carezza. Mi sentii arrivare quasi immediatamente al limite.
“Jotaro” Bisbigliai: “Sto per....”
Non finii mai la frase perché il mio corpo si scosse e si scosse ancora mentre venivo nella sua mano. Gridai mentre rilasciavo il mio succo di ragazzo nelle sue mani a coppa.
Quando ebbi finito di sborrare mi accasciai contro la parete della doccia, completamente prosciugato. Lui sorrise e toccò il mio addome. Questo mi fece reagire. Le sensazioni erano assolutamente incredibili.
“Jotaro!” Gemetti con il corpo fuori controllo.
Allungai una mano per fermarlo, ma lui la spostò. Continuò a toccarmi, facendomi saltare e rabbrividisce finché alla fine non scesi da quelle altezze. Raggiunsi il sapone e cominciai a lavare il suo corpo. Dio, che corpo morbido e liscio aveva! Le sensazioni che stavo sentendo sulle mie mani erano così incredibili! Sentii che mi stava diventando di nuovo duro. A sedici anni ti può diventare duro tutte le volte che si vuole. Feci scivolare le mani giù alle sue palle ed al pene e li accarezzai. Quella era la prima volta che toccavo là un altro ragazzo. Era un'esperienza che non avrei mai dimenticato. Carezzai il suo cazzo lentamente e delicatamente. Lo sentii sospirare. Stava godendo come avevo fatto io. Lo carezzai per alcuni minuti finché lui disse a bassa voce qualche cosa nel mio orecchio destro, quello buono. Il sinistro era sordo.
“Più stretto... più veloce!” Bisbigliò.
Feci come mi aveva detto e poi lui rabbrividì. Sentii qualche cosa muoversi attraverso l'asta del suo cazzo duro e poi qualcosa di bagnato colpì la mia gamba. Guardai in giù e vidi lo sperma uscire dal suo cazzo ed atterrare sulla mia gamba. Sparò altre due volte, poi sospirò e mi guardò. Spostai le mani sul suo corpo come lui aveva fatto a me. Lui continuò a spingersi contro di me, lamentandosi e frignando. Dopo qualche minuto si abbassò. Mi guardò ed io vidi qualche cosa nei suoi occhi. Tuttora non riesco ancora a descrivere cosa fu. Solo gli innamorati sanno cos’è, credo. Gli lavai i capelli neri e lunghi, poi ci sciacquammo l'un l'altro ed uscimmo.

Mi condusse nella sua stanza ed al futon. Ci sdraiammo e lui rotolò sopra di me. Ci baciammo cominciando a fare l'amore. Non parlammo, non era necessario dire qualche cosa. Sapevamo cosa e come darci piacere l’un l’altro. Continuammo a baciarci sentendo le labbra dell’altro sulle nostre. Le mie mani erravano sul suo corpo che era così liscio. Lui mi toccava ed io tentavo di copiare esattamente le sue mosse, tentando di farlo bene.
“Non preoccuparti di tentare di farlo esattamente, Davide. Fallo in modo che pensi sia il meglio.” Bisbigliò.
Mi rilassai e le sensazioni aumentarono. Interrompemmo l'abbraccio e Jotaro cominciò a baciare il mio corpo. Sentii le sue labbra sul mio collo e quelle erano le sensazioni più incredibili che avessi mai provato. Io mi tesi rabbrividendo. Lui si spostò dal mio collo e scese al torace. Sentii la sua lingua sondare e leccare i miei capezzoli che erano diventati duri. Li succhiò delicatamente facendomi lamentare. Quello era il più grande piacere che avessi mai sentito! Jotaro li leccò e succhiò ambedue per alcuni minuti. Spostai le mie mani intorno alla sua testa, carezzai le sue orecchie e passai le dita nei suoi lunghi capelli neri. Lui scese ulteriormente, labbra e lingua esplorarono il mio torso. Gemetti e mi agitai sul futon. Stavo sperimentando piaceri che non pensavo fosse mai possibile provare. Giunse al mio cazzo molto eretto. Lo prese tra le sue mani esplorandone la lunghezza e la forma. Ce l’avevo lungo circa quindici centimetri. Ansai e rabbrividii di eccitazione. Lui alitò delicatamente sul mio uccello ed io quasi saltai via dal futon.
“Oh mio Dio!” Gridai.
“Piano, amore!” Disse strofinando il mio torace.
Io mi rimisi sdraiato e lui ritornò a lavorare su di me. Accarezzò il mio pene e le palle, allargandomi le gambe per poter lavorare meglio. Lo vidi spostare la testa tra le mie gambe. Poi sentii la sua lingua cominciare ad esplorare le mie palle. Era una sensazione incredibile.
“Jotaro”, io gemetti.
Lui si spostò più profondamente muovendo la lingua intorno alle mie palle. Alzò una gamba per avere accesso al mio buco. Lo leccò facendomi veramente impazzire. Io non riuscivo a parlare, ero scioccato. Ma era così bello! Jotaro leccò per alcuni minuti, poi ritornò al mio cazzo. Leccò intorno alla base facendomi contorcere sotto di lui. Avevo gli occhi chiusi e stavo vedendo i colori più incredibili che avessi mai visto. Sentii qualche cosa di caldo e bagnato intorno al mio uccello. Aprii gli miei occhi e vidi che il mio pene stava scomparendo nella sua bocca.
“Oh, sì!” Piagnucolai di eccitazione.
Jotaro lo prese tutto e cominciò a succhiare. Veramente non riesco a descrivere come lo faceva, ma in circa due minuti sparai il mio sperma nella sua bocca.
Jotaro l'ingoiò tutto! Io mi lamentai, gemetti e piagnucolati continuamente mentre venivo, le sensazioni erano così incredibili!
Jotaro si sdraiò accanto a me quando ebbe finito e mi strofinò il torace per rilassarmi.
“Jotaro che......” Balbettai.
Lui sorrise. “Lo so, Davide. È stato incredibile anche per me.”
Mi tenne abbracciato per un po’ stuzzicando i miei capezzoli con la destra. Mi girai su di un fianco per mettermi di fronte a lui e lo guardai negli occhi.
“Jotaro, io...... ti amo.” Dissi piano.
“Io ti amo, Davide.” Bisbigliò lui.
Lo baciai e le sensazioni aumentarono di nuovo in me prendendo il controllo. Gli baciai la faccia, lo leccai dietro le orecchie, poi baciai e leccai il suo collo.
Lo sentii sibilare mentre inspirava. Si lamentò piano e questo fece aumentare il desiderio di dargli piacere. Baciai scendendo il suo torace, fermandomi ai suoi capezzoli. Aveva capezzoli della dimensione di una moneta da 50 centesimi. Da rilassato erano piatti ma quando venivano eccitati, si ergevano notevolmente. Lui si lamentò quando li succhiai e leccai.
“Davide, Davide!” Gemette rendendomi ancora più desideroso di eccitarlo.
Mi mossi verso l’alto baciando la sua liscia pelle di seta. Ero travolto da quello che stavo sentendo. Non volevo fermarmi. Non sapevo quello che stavo facendo, ma qualche cosa dentro di me mi diceva di fare quelle cose. Ascoltai quella piccola voce che mi insegnava cosa fare. Continuai muovendomi in giù sul suo magro corpo da nuotatore arrivando al suo cazzo duro. Doveva essere lungo diciassette centimetri. Era bello da vedere. Era diritto, senza alcuna imperfezione. Era scuro, la testa un po' più scura dell'asta. Lo toccai di nuovo, accarezzandolo ed esplorandolo con le mie dita. Jotaro era su di un altro pianeta, gli occhi chiusi, la testa lanciata indietro. Allargò le gambe mostrandomi il suo bocciolo di rosa. Era di un brillante rosa con un contorno marrone scuro. Mi avvicinai e lo toccai con un dito. Era sodo e carnoso. Lo leccai ed aveva il sapore del sapone che avevamo usato nella doccia. Era stato pulito nella doccia, ragionai, quindi doveva essere sicuro. Lo leccai a passandoci la lingua con colpi lenti.
“Oh, sì.... Davy, oh.... uh.... uh” Si lamentò.
Lo leccai per un po’, poi mi mossi al suo cazzo durissimo. Lentamente lo feci scivolare nella mia bocca e lentamente lo affondai. Era strano sentire il cazzo di un altro ragazzo nella mia bocca. Dovevo farlo nella maniera giusta perché Jotaro stava emettendo rumori di piacere e si stava contorcendo sul futon. Mossi la bocca su e giù prendendolo lentamente tutto in bocca. Fu allora che notai che Jotaro non aveva peli pubici. Continuai a succhiare il suo cazzo duro, muovendomi più velocemente quando lui me lo chiese.
Improvvisamente gridò: “Davide! “ e cominciò a sborrarmi in bocca.
Io ingoiai il suo sperma alla stessa velocità con cui lui sparava. Dal suo pene uscì sperma molto spesso. Quando finì, mi attirò a sé e mi abbracciò in un super abbraccio. Io avevo ancora in bocca l'ultimo fiotto del suo sperma, quindi lo feci roteare nella mia bocca mentre carezzavo il suo cazzo sensibile con la mia mano. La sua sborra era molto dolce, come le caramelle di menta piperita che mangiava sempre. Alla fine si rilassò e mi lasciò andare. Rimanemmo sdraiati uno nelle braccia dell’altro a lungo.

Quindici minuti più tardi lui aprì gli occhi.
“Davide era......” Ma non riuscì a finire.
Io accennai col capo sorridendo: “Ti è piaciuto?”
“Mi è piaciuto, Davide. Hai ancora il mio sperma in bocca?”
Io l'ingoiai. “La tua sborra ha il sapore di menta peperita.”
“Heh, lo so. Mangio continuamente quelle caramelle.” Rise.
Poi la sua faccia divenne seria mentre allungava una mano verso il comodino. “C'è un'ultima cosa, Davide.”
“Cosa?”
“Ti farò sdraiare sulla schiena e metterò questo lubrificante sul tuo bocciolo. Poi me ne metterò un po’ sul mio uccello e lentamente lo spingerò nel tuo sedere.”
“Farà male?” Chiesi.
“Dapprima, ma poi il dolore andrà via e ti sentirai super bene ad avere il mio cazzo dentro di te. Muoverò l’uccello dentro e fuori di te finché non eiaculerò. Questo mi legherà a te. Tu potrai fare lo stesso con me. Quando mi verrai dentro, sarai legato a me. Poi saremo innamorati per sempre.” Mi spiegò.
“Sembra così figo” Dissi preso dalla descrizione.
“Credo proprio che lo sia, dato che non l’hai mai fatto puoi farlo per primo.” Disse baciandomi.
Strofinò rapidamente un po' di lubrificante sul mio cazzo che si stava indurendo. Io ne presi un po’ e lo misi sul suo buco. Jotaro rotolò sulla schiena ed io mi spostai tra le sue gambe. Lui prese il mio pene e lo diresse al suo buco.
Io spinsi lentamente, un mondo completamente nuovo di sensazioni mi avvolse. La testa del mio cazzo finalmente entrò e lui lasciò andare la mia asta. Continuai a spingere i miei sedici centimetri dentro di lui. Alla fine mi fermai una volta che le mie anche toccarono il suo sedere. Mi rilassai un momento per dargli l'opportunità di abituarsi ad avermi dentro di sè.
“Per favore, amore! Fallo! Inculami per bene, inculami dolcemente.” Bisbigliò.
Io lo feci cominciando a fare l'amore con lui. Mossi le anche con colpi corti e lenti. Qualche cosa mi prese, aumentai lentamente la velocità ad ogni colpo. Non ero più nella sua casa, sul suo futon. Io ero in un altro luogo, vedevo colori che turbinavano intorno a me, sentivo una musica, una musica così bella che può essere sentita solamente da innamorati presi nel loro incantesimo. Le sensazioni diventarono così potenti che improvvisamente compresi che stavo per eiaculare.
“Jotaro... vengo... io sto... venendo... Jotaro!!” Gridai mentre sparavo il mio sperma profondamente dentro di lui.
Lo sentii singhiozzare mentre chiamava il mio nome. “Davide, Davide, Davide, sborrami dentro per favore!”
Lo feci. Venni come non ero mai venuto prima. Le sensazioni erano troppo forti. Cominciai a piangere quando finii di eiaculare nel mio innamorato, Jotaro. Lui mi prese nel momento in cui stavo crollando. Mi tenne stretto a sè mentre piangevo, le emozioni erano state troppo forti.
“Jotaro, Jotaro Ti amo, oh dio io ti amo!” Gridai.
Lui mi carezzò la schiena mentre mi diceva a bassa voce il suo amore nel mio orecchio. Finalmente mi calmai e ci rilassammo per un momento. Lo baciai, mi sentii di nuovo innamorato di lui. Mi girai e presi il lubrificante.
“Tocca a te, amore.” Bisbigliai.
Lui sorrise e si lamentò quando applicai la crema sul suo cazzo che cresceva. Vedendo come ce l’aveva sottile, pensai che senza dubbio gli sarebbe stato facile penetrarmi. Rotolai sopra la schiena ed aprii le gambe. Sentii le sue dita scivolose applicare il lubrificante al mio buco. Lasciò cadere il tubo sul pavimento e si mosse tra le mie gambe.
“Pronto, amore?” Chiese.
“Per favore. Ti voglio dentro di me, Jotaro, amore.” Bisbigliai.
Lentamente spinse la cappella dentro di me e letteralmente lo sentii fondersi in me. Gemetti nell'attesa dell’inculata che stavo per avere. Lui continuò a spingere dentro di me finché tutti i suoi diciotto centimetri non furono seppelliti.
“Oh, Jotaro che bello!” Gridai.
Lui sorrise: “Lo sapevo.”
Mi alzai e lo baciai mentre lui cominciava ad incularmi lentamente. Mi sdraiai di nuovo e guardai la sua faccia, lui chiuse gli occhi e cominciò a muoversi più velocemente, le sensazioni lo stavano sommergendo. Sentivo il mio sedere pieno ma non mi faceva affatto male. Era veramente bello.
“Jo, Jo mi piace.” Mi lamentai esortandolo a proseguire.
Jotaro aumentò il ritmo mentre faceva un affondo più profondo in me ad ogni colpo. Chiusi gli occhi. Quella era un'esperienza incredibile. Venivo inculato da un ragazzo che mi amava. Chiamavo continuamente il suo nome.
“Dave, Dave preparati. Preparati alla mia sborra.... sto per venire.... vengo.... sborro ora!” Ansò. “Davide!” Gridò spingendo con forza dentro di me ancora ed ancora.
Il mio muscolo anale in risposta spremette con forza il suo cazzo. Il risultato fu incredibile.
“Davide, Davide, Davide, cosa diavolo, sono dentro di te, Davide, Davide, ti sto inculando forte, ti sto inculando per bene, Davide, Davide, Davide!” Continuava a gridare.
Poi venne dentro di me. Continuava a fottermi con forza, sbattendo il suo uccello dentro di me ancora ed ancora. Alla fine Jotaro crollò sopra di me per poi tirarmi al suo fianco. Non fece alcun tentativo di estrarlo. Mi abbracciò da dietro respirando affannosamente. Sentii il suo pene scivolare fuori di me, mi girò poi e ci baciammo appassionatamente. Le nostre lacrime fluirono sopra la faccia dell’altro, sui nostri corpi e sul futon. Ci tenemmo stretti l'uno all'altro piangendo a lungo. Quando smettemmo ci guardammo.
“Davide” Jotaro prese fiato: “Oh mio dio che......”
Anch’io presi fiato: “Io so, che......”
Le parole non uscivano. Non c'era niente che potevamo dire. Nulla aveva bisogno di essere detto. Guardando nei suoi occhi vidi il messaggio sufficiente. Tre semplici parole: Io ti amo.

Primo capitolo di un nuovo racconto, come alsolito mi piacerebbe conoscere il vostro parere

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